Tumori, meno adesioni agli screening «Ma l’arretrato è stato tutto recuperato»

Nell’anno della pandemia calo dal 4 all’8%. Ferretti (Asl): solo per il colon-retto risparmiati 280 casi in regione all’anno

«Abbiamo messo in campo tutte le risorse disponibili ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Con gli screening abbiamo recuperato tutto l’arretrato. L’ultimo a raggiungere il traguardo è stato lo screening al colon-retto, lo scorso febbraio. Ma qualche strascico la pandemia l’ha lasciato ed è ancora visibile». Caterina Palmonari è la responsabile del Centro screening del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Asl. Il Covid-19, spiega, in provincia ha portato anche un abbassamento dell’adesione alle tre attività di monitoraggio a tappeto sui tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina. La partecipazione è calata l’anno scorso per tutti e tre gli screening: – 4% per quello alla mammella, – 7-8% per carcinoma al colon-retto e alla cervice uterina. Negli uffici Asl sperano che questa riduzione sia solo temporanea, dovuta anche alle difficoltà imposte dalle restrizioni previste dalle misure di prevenzione e alla dilatazione dei tempi rimodulati per le visite e gli esami. Nel periodo delle “chiusure” sono stati cancellati o non inviati circa 20mila inviti: 8.500 per il colon-retto, 8mila per la mammografia, circa 4mila per il collo dell’utero. «Abbiamo ampliato gli orari dei servizi e raddoppiato i turni, le ostetriche hanno garantito un’attività aggiuntiva, abbiamo avuto il contributo del volontariato – aggiunge Caterina Palmonari – ma non sono stati sufficienti a garantire un recupero completo in tempi brevissimi».

L’introduzione degli screening, comunque, ha prodotto nel tempo risultati «rilevanti» sul fronte della prevenzione.


I dati dell’incidenza

Stefano Ferretti, professore associato di Unife e dirigente Asl responsabile del Registro Tumori di Ferrara (che oggi dialoga con gli altri Registri provinciali all’interno del Registro Tumori dell’Emilia Romagna), porta un dato che – seppur riferito a una dimensione regionale – conferma l’utilità delle campagne “a tappeto”. «Ogni anno – afferma – in questa regione si risparmiano 270-280 tumori grazie allo screening del colon-retto. La prevenzione comporta un beneficio per i pazienti e per tutta la collettività». Le ultime evidenze sul fronte epidemiologico confermano una diminuzione delle neoplasie dello stomaco e del colon-retto (incidenza e mortalità ridotte del 30%), una stasi del cancro alla mammella con una sopravvivenza tra le più alte d’Europa mentre il carcinoma della cervice uterina è ormai considerato un tumore raro, precisa Ferretti.

Per tornare sui numeri, l’adesione allo screening della mammella è leggermente scesa e attualmente si attesta attorno al 70%, per quello al collo dell’utero è di circa il 60% (ma è forte la presenza del privato in questa disciplina specialistica) mentre per il colon-retto è caduta sotto il 50%. «Quest’ultimo è un dato negativo che talvolta si tende ad ignorare – conclude Ferretti – grazie al test ed eventualmente all’esame, che oggi comportano un piccolo disagio, si ottengono anche molte diagnosi precoci con un indubbio vantaggio per il paziente».

Gi.Ca.

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