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Ferrara, nuova morìa di negozi in centro storico

Serie continua di chiusure in pochi mesi. Le associazioni: incentivi e affitti più bassi

Ferrara, raffica di chiusure dei negozi in centro

FERRARA. Le chiusure di negozi nell’area del centro storico continua senza sosta, con un saldo di attività commerciali che scende ulteriormente, privando la città anche di marchi di richiamo e negozi di vicinato storici. L’emergenza covid ha ulteriormente aggravato la situazione nel settore commercio, tra obblighi di chiusure e aperture parziali disposti nella normative per il contenimento della pandemia, sono aumentate a dismisura i cartelli applicati alle vetrine dei negozi con la scritta affittasi o cessata attività.

Il trend negativo

Ormai si rischia di perdere il conto sulle attività che negli ultimi mesi hanno abbassato definitivamente la serranda e non hanno nemmeno avuto un ricambio. Il fenomeno delle chiusure si è sparso a macchia d’olio per le varie contrade commerciali del centro anche quelle più floride e numerose.

Via Garibaldi

È senz’altro la strada del centro che vanta il maggior numero di attività per la sua lunghezza che parte da piazza Municipale e finisce in corso Isonzo, intersecando numerose vie e qualche piazza. È quella che maggiormente ha risentito in questi ultimi mesi dell’effetto serrata. Tra negozi di vicinato che hanno chiuso anche per mancanza di ricambio generazionale, ad attività che a causa degli alti costi di gestione hanno gettato la spugna per non perdere ulteriori investimenti, fino anche a qualche catena commerciale che ha preferito chiudere per trasferirsi altrove.

Dal celebre Stokista fino ad Orsatti, passando per Benetton e la Goloseria, sono alcuni dei punti vendita che hanno visto le serrande chiudersi, lasciando un vuoto non solo ai clienti, ma ad una delle contrade commerciali più fiorenti. E vero che si è registrata qualche apertura, da applausi perché fatta in un periodo particolarmente delicato, dove aprire diventa una scommessa, che merita di essere vinta, ma ormai le saracinesche abbassate e le luci spente al posto delle vetrine invitanti cominciano ad aumentare a dismisura. E la crisi delle chiusure ha toccato varie tipologie del commercio al dettaglio, anche quello alimentare.

Piazza Trento Trieste

Nonostante sia il cuore del centro di Ferrara, piazza Trento Trieste ha inanellato nell’ultimo periodo, soprattutto sotto i portici del Duomo, una serie di chiusure che vanno da Levi’s a Elena Mirò, dalla succursale di Dan John New Collection a Nero Giardini, un po’ troppe a distanza così ravvicinata.

Via San Romano

Un’altra via dove la componente commerciale è molto forte é San Romano, ma anche qui le defezioni si sono moltiplicate negli ultimi tempi. Alcune attività sono state rimpiazzate soprattutto con negozi a carattere gastronomico, ma anche questo settore ha fatto registrare defezioni negli ultimi difficilissimi mesi. Da Bassetti a Tre Store, dal negozio di candele a Dentix (quest’ultimo chiuso in maniera burrascosa), una delle contrade commerciali più forti della città sta facendo quadrato per non perdere ulteriori pezzi.

Corso Martiri

La via che fa da congiunzione tra Duomo e Castello, passando a fianco anche del Palazzo Ducale e di Piazza Savonarola è Corso Martiri della Libertà e anche qui il bilancio comincia a farsi pesante. Di rilievo la partenza di Geox. Presto verrà riempito il vuoto lasciato dal Bar Nazionale .

Via Bersaglieri del Po

Negli ultimi anni le defezioni hanno trovato in tempi rapidi sostituti all’altezza ora anche via Bersaglieri del Po presenta qualche saracinesca abbassata, e qui spicca il bar Perbacco. Tutto sommato comunque resta una delle arterie che meglio ha resistito alla bufera economica nel commercio in questi ultimi anni, accentuata con la crisi del covid.

Via Volta paletto

Al civico 4 dove una volta c’erano le vetrine d’angolo della Città del Sole campeggia un grosso “Grazie”, un saluto dal sapore di addio anche per ché per fugare ogni dubbio sulla cessata attività compare un eloquente cartello affittasi con un numero di telefono dove rivolgersi per chi fosse interessato ad occupare quello spazio.

Corso Porta Reno

Da bar al negozio di ottica, da Telstar a Tim anche corso Porta Reno perde pezzi nel suo tessuto commerciale, nonostante la sua posizione privilegiata di raccordo tra Piazza Trento Trieste e Piazza Travaglio.

L’indagine camerale

In base ad un sondaggio effettuato tra le aziende della Camera di Commercio nel settore delle vendite al dettaglio, emerge un quadro di difficoltà espresse dalle aziende interpellate. Nel settore la percentuale di imprese che non ha avuto alcun impatto si abbassa al 24%, a fronte del dato regionale del 41%. La metà del campione ha cambiato modalità di processo come l’approvvigionamento, la produzione o la distribuzione, mentre il 43% ha dovuto modificare la struttura organizzativa e del personale. Quasi i due terzi degli intervistati ha dichiarato di aver avuto problemi con la catena di subfornitura, arrivando a sostituire, in 87 casi su 100, i fornitori. Anche in questo comparto 8 imprese su 10 hanno comunque pagato regolarmente i fornitori, mentre è stata leggermente più bassa la percentuale dei clienti che hanno pagato l’impresa regolarmente alla scadenza, il 76%. L’84% delle aziende è peraltro sempre riuscito a fare fronte agli impegni finanziari in essere con le banche. Sul fronte occupazionale, poco più di un terzo delle imprese ha attivato cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali, mentre 1 su 4 ha ridotto l’organico. Un quadro della situazione che conferma il periodo difficile che sta attraversando il commercio anche in centro storico.

La posizione Ascom

E sono anche le associazioni di categoria a lanciare un allarme per una situazione che sta diventando davvero preoccupante.

«Non è un bel segnale - dichiara subito Giulio Felloni, presidente provinciale dell’Ascom Confcommercio di Ferrara - i negozi sia quelli piccoli che quelli più grandi rappresentato un punto di vitalità. Le vetrine illuminate danno anche un segno di fiducia, i negozi sono il traino della socializzazione, soprattutto in un momento come questo dove si cerca con tanta fatica la ripartenza. Il fenomeno della chiusura progressiva dei grandi marchi è preoccupante, anche perché se in precedenza era proprio questa tipologia di punti vendita che andava a sostituire il negozio a gestione familiare che chiudeva, ora è sempre più difficile prevedere un percorso all’incontrario. È decisamente più difficile infatti per un piccolo commerciante occupare gli spazi lasciati vuoti da un negozio di una catena commerciale, per una questione dei costi dell’affitto in centro». E a questo punto Felloni torna su un suo principio fondamentale per la salvezza del commercio in centro.

«Bisogna - dice - che i proprietari degli spazi commerciali capiscano che è meglio abbassare gli affitti, prendere meno ma è più conveniente avere lo spazio occupato da un negozio piuttosto che una vetrina abbassata. È una perdita per tutti, a cominciare da chi affitta. Importante poi incentivare i giovani e le donne che vogliono aprire un’attività commerciale, molto spesso vengono scoraggiati in partenza proprio dagli elevati costi degli affitti, che vanificano il sogno imprenditoriale e lasciano purtroppo una luce spenta in più nel centro storico. Bisogna dare la possibilità alla gente di lavorare, soprattutto di questo tempi, senza l’assillo del caro affitti. Occorrerebbe trovare degli sgravi per chi affitta. Bisogna lanciare comunque un messaggio ottimistico da lanciare per ripartire, c’è voglia di normalità e tornare a vivere e il commercio non potrà che tranne beneficio, con la ripresa in pieno delle attività. Nella ripresa si spera anche in una maggiore richiesta di lavoro. Bisogna motivare i ragazzi per trovare soddisfazioni nel mondo del lavoro per salvaguardare i negozi esistenti e cercare di creare nuove imprese soprattutto tra giovani e donne».

La posizione Confesercenti

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Alessandro Osti, direttore provinciale della Confesercenti, che reputa preoccupante la situazione che si è venuta a creare in questi lunghi mesi di crisi. «Queste continue chiusure - dice Osti - di negozi in centro che non sempre vengono rimpiazzate, rappresentano il simbolo più evidente della grande crisi che è in atto nel commercio. Si sta pagando anche il minor flusso di gente per la pandemia, per questo occorrono incentivi per favorire le attività, evitando che il centro si svuoti. Ogni negozio che chiude è un pezzo di città che muore. Il sostegno all’attività economica di vicinato ha una valenza economica e sociale, perché il commercio diffuso rappresenta un esempio virtuoso di economia ciclica, dando un servizio ad una popolazione che sta diventando sempre più anziana. Perché i negozi non chiudano occorre una maggiore propensione ai consumi e una maggiore capacità di spesa e questo lo si aiuta anche con un clima di fiducia. Servirà del tempo per la campagna dei vaccini perché si possa tornare a parlare di normalità. Le attività devono essere sostenute altrimenti si rischia un calo dei soggetti delle imprese».

Incentivi

Da più parti, non solo dalle associazioni categoria, si invocano però dei sussidi e degli incentivi per far fronte a questa moria di aziende commerciali che hanno toccato direttamente anche il centro storico della città. In questi mesi ci sono stati interventi di sostegno da parte della Regione, del Comune, con bandi anche della Camera di Commercio. La speranza è di poter superare l’emergenza sanitaria e riprogrammare un’economia commerciale in grado di reggere l’urto con la sfida globale delle vendite online. —

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