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Don Rugolo si difende: nessun abuso sessuale, non sono un prete pedofilo

Il parroco arrestato a Ferrara sentito a Enna

FERRARA. Nessuna violenza, nessun rapporto intimo completo, ma un incontro con un ragazzo che aveva già compiuto sedici anni avvenuto quando lui, don Giuseppe Rugolo, non era stato ancora ordinato sacerdote.

Il prete arrestato per presunti abusi sessuali su minore si è difeso così all’interrogatorio durato circa tre ore che si è tenuto ieri a Enna. Don Rugolo, che si trova attualmente ai domiciliari a Ferrara, è tornato nella città siciliana per rispondere in tribunale alle domande del Gip e del Pm. «È la prima volta che il mio assistito ha avuto modo di essere ascoltato e di fornire la sua versione del fatti davanti alla magistratura - spiega l’avvocato Denis Lovison che lo difende insieme al collega ennese Lizio - Don Rugolo respinge con fermezza l’immagine di prete pedofilo che gli è stata cucita addosso: primo perché il ragazzo che lo accusa all’epoca dei fatti non era minore di 14 anni, ma ne aveva già compiuto sedici, e questo cambia la valutazione; secondo, don Giuseppe all’epoca stava tenendo un Grest, e non era stato ancora ordinato sacerdote. Altro elemento fondamentale: c’è stato sì un incontro, ma senza abusi o violenza, e non è stato un rapporto completo».


Per queste accuse don Rugolo nel 2019 era stato trasferito dalla Diocesi di Enna a quella di Ferrara-Comacchio; il 27 aprile, al termine delle indagini, è stato arrestato e posto ai domiciliari. Nel frattempo al primo episodio si sono aggiunte altre contestazioni: «Don Rugolo ha risposto anche riguardo gli ulteriori quattro-cinque capi di imputazione, che però riguardano persone che all’epoca dei fatti (dai sette ai dieci anni fa) erano tutte maggiorenni. In quel periodo don Giuseppe era già sacerdote, ma le accuse vanno ridimensionate nella loro vera realtà: nessun rapporto, solo incontri, in qualche caso si parla addirittura di telefonate. Il peso delle contestazioni va rivalutato - conclude Lovison - Per questo ci rivolgeremo al Riesame per chiedere che venga revocata la misura cautelare, che riteniamo assolutamente sproporzionata alla vera realtà dei fatti contestati».-

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