Il mondo dell’arte piange il pittore dei contrasti Si è spento a novant’anni l’artista Alfredo Zanellato

Si era ammalato e una complicazione lo ha portato via martedì notte Mesola: «Ha portato il nome del paese di Mesola in giro per il mondo» 

il lutto

Chi ha avuto modo di conoscerlo e incontrarlo sa che ieri il mondo dell’arte, della cultura e della storia locale ha perso uno dei suoi esponenti più amati ed apprezzati. All’Ospedale del Delta di Lagosanto è morto martedì notte a 90 anni Alfredo Zanellato, pittore scultore e molto altro.


Zanellato si era ammalato e una complicazione lo ha portato via in maniera inaspettata. Il pensiero va a sua moglie Ennia, «che mi è stata sempre vicina», come ha detto lui stesso dopo un brutto episodio vissuto insieme ad agosto dell’anno scorso. Una famiglia unita, con i figli Ester, Paolo ed Elisabetta nati e cresciuti tra le tavolozze di colori, il profumo delle tele e strani oggetti pronti a prendere forma. Stesso destino toccato alla nipote Marta Pozzati e al genero. Nel suo laboratorio un ordine incredibile nel disordine più bello, con tutti i disegni gelosamente conservati e catalogati.

chi era

Alfredo Zanellato era nato a Mesola nel 1931 ed ha sempre abitato ad Ariano. Zanellato, la cui lunga carriera è stata costellata di mostre in tutto il territorio nazionale, è un riconosciuto maestro dell’Espressionismo.

Ha lavorato sotto la guida del ritrattista Antonio Tumiatti e Mimì Quilci a Roma. La sua formazione deriva soprattutto dallo studio dei Macchiaioli toscani prima e degli impressionisti francesi dopo. «Ma in realtà ho girato l’Italia, ho guardato paesaggi e persone ed ho voluto sperimentare, provare, capire», diceva di sé.

Le sue opere sono ovunque nel mondo, con più di 90 mostre personali in Italia, in Francia, Usa, Polonia, Russia, Australia e Nuova Zelanda. Al suo attivo più di 200 riconoscimenti tra cui il primo premio, a cui lui teneva moltissimo, European Art della Columbia University di New York. «Hanno scritto di me Brindisi, Guerra, Rizzi, Solmi, Munari, De Grada. E guardi che non ho mica finito. Ci sono anche Guttuso, Sassu, Breddo, Zavattini. Ne ho di aneddoti da raccontare». Negli anni ’50 la pittura realistica, poi scopre il “suo” paesaggio nelle sagre di paese, il luna park, il circo. Negli anni ’70 scopre la materia, lavorando a spatola in opere con protagonista il muro, la porte chiuse per tornare ai volti della sua gente negli anni ’80.

la mostra più sentita

Un artista che ha girato il mondo e lo ha raccontato, ma che più di ogni altra volta si è emozionato quando per lui si sono aperte le porte del Castello della sua Mesola.

Una mostra antologica di 180 opere dipinte ad olio, a tempera, a matita ed a china, più due installazioni, che riassumeranno 68 anni di lavoro. La terza personale dell’artista di Ariano Ferrarese ha racchiuso l’opera “omnia” del pittore e grafico: mai così tante sue opere sono state messe in mostra contemporaneamente. «Non riesco più a fare niente - aveva detto poco più di un mese fa, quando aveva compiuto 90 anni -. La mano mi trema troppo». «Mesola perde un grande uomo - il ricordo del sindaco Gianni Michele Padovani -. A lui un ringraziamento speciale per aver nel corso degli anni tenuto alto il nome di questa piccola realtà, che amava moltissimo». —

Annarita Bova

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