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Ferrara e Mesola, in mobilità i dipendenti del Mercatone Uno

Nel Ferrarese 47 addetti del capoluogo e di Mesola, altri 26 a Occhiobello. A giugno la lettera di licenziamento, a novembre stop alla cassa integrazione

FERRARA. Dopo anni di inutile attesa e speranze sempre frustrate, per i 47 dipendenti ferraresi del Mercatone Uno si è aperto il baratro del licenziamento. Stessa identica sorte per 26 addetti del negozio di Occhiobello. È l’effetto della decisione dei commissari liquidatori di avviare la procedura per tutti i 1.200 dipendenti rimasti, che comporterà appunto la messa in mobilità a partire dal 23 novembre, se entro quella data non interverranno novità per i punti vendita. Il solo negozio della catena ad essere passato finora di mano, nel Ferrarese, è quello di San Giuseppe di Comacchio, che appartiene al gruppo Risparmio Casa ma non ha ancora riaperto, mentre per Ferrara e Mesola non si è fatto concretamente avanti nessuno. Entro giugno i 29 dipendenti di via Veneziani e i 18 mesolani dovrebbero ricevere le lettere di licenziamento e questo, hanno sottolineato i sindacalisti presenti al tavolo, consentirà almeno di recuperare il Tfr per i molti che ancora non erano riusciti a sbloccarlo.

TESTIMONIANZE


Come questi anni di cassa integrazione a stipendio decurtato e senza prospettive abbiano provato duramente i lavoratori e le loro famiglie, lo spiega Matteo Costantini, dipendente del negozio di Ferrara: «Il fallimento è arrivato cinque mesi dopo la nascita di mia figlia, che oggi ha due anni e mezzo, e nel frattempo non ho potuto come tanti nemmeno chiedere l’anticipo del Tfr per la prima casa. Tra riproporzioni-beffa e ricalcoli vari, siamo a circa 800 euro al mese, contro 1.350 che erano arrivati a prendere almeno una parte dei dipendenti». Costantini si considera fortunato perché ha trovato un impiego nella Cisl, ma ci sono «diversi colleghi sopra i 50 anni con famiglie monoreddito già in grandi difficoltà, anche per i ritardi dei pagamenti da parte dell’Inps: ora arriva la mobilità al massimo per un paio d’anni, e poi?».

L’ultima speranza è appunto che qualche sondaggio, tra quelli pure svolti nelle scorse settimane, vada in porto in extremis anche per i negozi di Ferrara e Mesola, oltre che appunto Occhiobello, tra i dipendenti del quale solo alcuni hanno trovato finora ricollocazione. «C’è una clausola che impone all’eventuale acquirente di assumere i dipendenti ex Mercatone» spiega Luca Benfenati, segretario Fisascat Cisl. Non è peraltro andata a buon fine, nei mesi scorsi, la trattativa tra Risparmio Casa e gran parte dei dipendenti del negozio bolognese del Navile, tanto che solo 3 su 35 hanno accettato le proposte economiche del nuovo inquilino: dubbi e diffidenze hanno avuto il sopravvento.

IN PROGRESS

Sono in circo progetti di riconversione per una decina di addetti ferraresi, mentre per altri 14 Anpal dovrebbe partire nelle prossime settimane, «è importante annotare - sottolinea Anna Pensa (Filcams Cgil) - che il gruppo Ricagest, che ha aperto con Risparmio Casa in città, ha dato disponibilità ad assumere addetti ex Mercatone». A San Giuseppe ne sono stati assunti 25, e servirà ancora qualche settimana di formazione prima di riaprire.

Stefano Ciervo

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