Ferrara, controlli ai bilanci delle aziende contro le infiltrazione mafiose

L’annuncio ieri del prefetto Campanaro sull’istituzione di un protocollo di verifica Camera di commercio e forze di polizia in prima fila. Al setaccio imprese sospette

FERRARA. Nessun salvacondotto. Nessuna deroga sui controlli. Nessuno al di sopra delle parti. Nel mirino soprattutto le aziende del settore sanitario, così esposte in questa fase storica. Ma non solo quelle.

Sono i capisaldi, le linee guida del Protocollo Rex firmato ieri mattina in Prefettura dalla Camera di Commercio e dalle forze di polizia. Obiettivo: sradicare sul nascere ogni possibile infiltrazione mafiosa e/o criminale in città. Un protocollo storico per Ferrara, che porrà sotto la lente di ingrandimento oltre 40mila aziende. Di tutte le tipologie. Il che significa, in soldoni, che l’intera rete imprenditoriale del Ferrarese sarà posta sotto ai raggi X. Il prefetto Michele Campanaro e il commissario straordinario della Camera di Commercio di Ferrara, Paolo Govoni ieri hanno illustrato i termini della intesa. Che poggerà su pilastri di estrema severità: verifiche sui consigli di amministrazione, sui bilanci delle aziende, sulle riaperture o chiusure in momenti sospetti, su movimentazione di capitali altrettanto sospetti, e su ogni dettaglio che l’ufficio antimafia della Prefettura riterrà di porre all’attenzione del prefetto. Tutto inglobato su una piattaforma informatica alla quale potranno accedere, oltre ovviamente al rappresentante del Governo, solo Camera di commercio e forze dell’ordine.

Un dispiegamento organizzativo mai visto prima in città. Il documento, firmato alla presenza del questore Cesare Capocasa, del comandante provinciale dei carabinieri Gabriele Stifanelli (il quale ha assicurato che del lavoro si occuperà il reparto operativo) e del comandante provinciale della guardia di finanza Cosimo D’Elia, si pone l’obiettivo di prevenire il pericolo d’infiltrazione della criminalità organizzata soprattutto di stampo mafioso nel tessuto economico sano, attraverso la creazione di una rete istituzionale che favorisca la trasmissione e la fruizione di dati e informazioni attinenti al sistema imprenditoriale. «Mai come in questo momento storico – ha sottolineato il prefetto Campanaro – è fondamentale intercettare per tempo e, se possibile, anticipare nelle risposte, le criticità del sistema produttivo suscettibili di determinare un’espansione degli interessi illeciti e criminali».

Due le parole chiave alla base dell’intesa siglata: conoscenza delle dinamiche interne alla vita delle aziende e capacità di lettura dei possibili segnali di allarme. Chiaro anche l’intento dei promotori del protocollo di intercettare possibili gruppi criminali che, proprio sfruttando questa fase di difficoltà economica, hanno già mostrato di essere in grado di sostituirsi al sistema bancario “foraggiando” le aziende in crisi. Il commissario straordinario Govoni ha posto l’accento sulla «necessità di mantenere sano il nostro tessuto di imprese perché da questo dipenderà la vita e il lavoro dei nostri figli». Gli indicatori spie di allarme non si fermeranno a quelli citati: fondamentale per valutare le buone acque, sane, in cui naviga una impresa saranno, per esempio, anche l’indice di liquidità e i passaggi proprietà, oltre alle cosiddette “lavatrici”, aziende in cui vengono immessi denari di illecita provenienza e quindi successivamente molto difficili da tracciare. L’intesa con UnionCamere e InfoCamere è essenziale: in modalità informatica, con accelerazione massima, rimette in moto un protocollo del 28 novembre 2016. Si realizza una piattaforma per l’interoperabilità tra il Registro delle imprese e il sistema informativo finalizzata anche all’analisi delle imprese sequestrate e confiscate. —

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