Ferrara, vaccino alla segretaria dell’assessore. Riceve la dose in ufficio dal suo medico

Interrogazioni del Pd e della Ferraresi: «Sconcertante, inaccettabile per chi aspetta». Indagini di Asl e Municipio: «Valutiamo provvedimenti». Ma sarebbe tutto regolare 

FERRARA. Il medico di base arriva in Comune, ha una dose del vaccino avanzata che scade nell’arco di due ore, e dopo aver avvisato una dipendente comunale, addetta della segreteria dell’assessore Maggi che sarebbe iscritta ufficialmente nella lista di recupero, va nel suo ufficio e le somministra il vaccino. Il fatto è questo, e fa scoppiare il caso: due interrogazioni del Partito Democratico e di Anna Ferraresi del Gruppo misto, una nota congiunta di Comune e Asl Ferrara in cui si spiega che sono in corso accertamenti per valutare, nel caso venisse confermata una anomalia, procedimenti disciplinari di chi è coinvolto: ossia, la dipendente e lo stesso medico, vaccinata e vaccinatore.

MERCOLEDI' SCORSO


Il fatto è accaduto mercoledì scorso e, sul fatto, nella sua interrogazione Anna Ferraresi del Gruppo misto, si dice «sconcertata dalla notizia che, se risultasse vera, creerebbe un precedente inaccettabile per tutti coloro in categorie a rischio che stanno attendendo il vaccino». Dalla ricostruzione fatta, il medico di base con due infermieri, dunque, si è recato in Comune, nell’ufficio della dipendente, per somministrarle la dose del vaccino. Nella sua interrogazione, la Ferraresi va oltre, allude ad un «rapporto di amicizia» tra medico e dipendente, ipotizzando una corsia preferenziale, ma che – da quanto apprende la Nuova Ferrara – non sussisterebbe poiché le prime verifiche indicherebbero che la dipendente comunale era regolarmente iscritta nelle liste di recupero e il medico autorizzato ad operare, anche nel luogo di lavoro.

Ma come si chiedono tutti, siamo di fronte ai “furbetti” del vaccino? È ancora presto per dare risposte, per un caso anomalo come sottolinea nell’interrogazione il Pd, a firma di tutti i consiglieri comunali (Colaiacovo, Baraldi, Bertolasi, Chiappini, Dall’Acqua, Ferri, Marescotti, Merli, Vignolo) che chiedono di fare il punto sul piano vaccinale in Comune a Ferrara (negli uffici): si soffermano sul fatto che la dipendente «sarebbe stata vaccinata in orario di lavoro», dal medico di base, «appositamente recatosi presso l’ufficio di tale dipendente». E allora, il Pd chiede a sindaco Fabbri e assessore alla sanità Coletti se il Comune stia predisponendo un piano vaccinale di cui nessuno è a conoscenza. Un fatto anomalo, dicevamo, tanto che nella tarda mattinata, confermando il caso – l’accesso del medico negli uffici comunali e l’avvenuta vaccinazione – Comune e Asl spiegavano «nei rispettivi ambiti di competenza, di aver avviato accertamenti interni sul fatto» e sulla base di questi «dato disposizione per l’avvio di un eventuale procedimento disciplinare a carico dei dipendenti che risulteranno, a seguito delle verifiche, coinvolte nelle vicenda stessa».

TUTTO REGOLARE?

Le verifiche, già avviate, secondo una ricostruzione che dovrà esser confermata, però indicano che il caso è più semplice e che non vi sarebbe nessuno “furbetto” del vaccino: la dipendente comunale si trovava al lavoro quando ha ricevuto la chiamata del medico che doveva, nell’arco di poco tempo (la scadenza del vaccino, non oltre due ore), somministrarlo altrimenti era da buttare. Il medico avrebbe chiamato il primo in lista che però non poteva. La seconda era la dipendente comunale: che voleva tornare a casa per avere la somministrazione del vaccino, aveva anche passato il badge e non era in orario di lavoro: era troppo lontana da casa, e così il medico, avendo meno di due ore, avrebbe deciso dopo aver avuto autorizzazione, di andare in Comune e vaccinare la dipendente. –

Daniele Predieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA