Prima adescata su Facebook e poi ridotta in stato di servitù

La ragazza ha 22 anni. I suoi aguzzini, un’intera famiglia, sono stati arrestati  Cibo razionato e violenze: beve detersivo per raggiungere l’ospedale e denunciare

BOLOGNA. Un’intera famiglia di origini kosovare e romene è stata arrestata giovedì con l’accusa di aver sequestrato e ridotto in schiavitù una ragazza serba di 22 anni. È successo a Pianoro, in provincia di Bologna, dove la polizia ha fatto irruzione in casa della famiglia composta dal patrigno di 37 anni, la compagna coetanea e i due figli maggiorenni di lei, nati nel 1999 e nel 2001. Gli altri due figli minorenni, un ragazzo e una ragazza, sono stati affidati ai servizi sociali.

Da quanto emerso, l’odissea della ragazza era iniziata sui social, dov’era stata adescata da uno dei figli con la promessa di matrimonio una volta arrivata in Italia. Proveniente da una famiglia molto povera, contrariamente al volere dei genitori, la ragazza è arrivata in Italia grazie a 400 euro “donati” dalla famiglia del ragazzo: era il 20 gennaio del 2021. Al suo arrivo, alla giovane sono stati subito sequestrati passaporto e cellulare, mentre la sim internazionale all’interno del dispositivo è stata distrutta. Da quel momento, racconta la questura, la ragazza è stata «messa alla prova» dalla suocera, ossia costretta a prendersi cura della casa, dei quattro cani di famiglia e della preparazione dei pasti, che lei però consumerà sempre sola e solo una volta al giorno: la sua razione quotidiana, infatti, consisteva in un pasto e sei sigarette al giorno per dieci giorni, circostanza questa che ha causato un’importante perdita di peso, fino a 30 kg. Quando non impegnata nelle faccende domestiche, la ragazza doveva rimanere chiusa in camera, controllata a vista anche durante l’utilizzo del bagno. La volontà della suocera sarebbe stata quella di farle concepire subito un figlio e per questo alla giovane è stato imposto di dormire con il “futuro marito”, il ragazzo classe 2001, dal quale è emerso che non avrebbe subito alcuna violenza sessuale. Agli investigatori, però, la ragazza ha denunciato ripetuti maltrattamenti e percosse e, soprattutto la volontà di avviarla alla prostituzione e all’accattonaggio per la restituzione dei 400 euro ricevuti in prestito per pagarsi il viaggio per l’Italia.


La ragazza ha cercato di scappare la prima volta aiutata da una parente della famiglia, impiegata in una ditta di pulizie in un ospedale di Bologna, che, consapevole della situazione familiare, le ha suggerito di fingere un malore o di scappare dalla finestra, un tentativo che la ragazza compirà, ma ottenendo come unico risultato altre percosse. Da qui il gesto estremo: il primo febbraio la ragazza ha deciso d’ingerire un’ingente quantità di detersivo, convinta che fosse candeggina, ed è stata portata all’ospedale a causa dei forti dolori. Proprio al pronto soccorso, una volta ricevute le cure del caso, la ragazza ha confessato di aver tentato un gesto estremo per scappare dalla condizione di servitù. Fondamentale l’intervento della parente della famiglia, che, di turno in quel momento, si è precipitata a confermare alla polizia la versione.

La ragazza è stata trasferita in una struttura protetta e da quel momento la famiglia di Pianoro ha iniziato a insospettirsi, palesando anche presunte vendette nei confronti della famiglia d’origine della giovane. Sui social della madre della ragazza, infatti, sono comparsi messaggi minatori da parte del più giovane dei figli, il promesso sposo che proprio su Facebook l’aveva adescata. Così, dopo un’indagine lampo, giovedì sera la polizia ha eseguito le ordinanze di custodia per i quattro, tutti con precedenti penali, incluso per il patrigno il precedente di violenza sessuale su minore. Il gip ha disposto la carcerazione per tutti e quattro gli indagati. —