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Ferrara. Minori accolti fuori dalle famiglie. Le comunità “doppiano” gli affidi

Sono 82 i ragazzi ospitati in strutture, 41 nelle “nuove” case. Alle 23 associazioni sono andati l’anno scorso 1,3 milioni

FERRARA. L’Azienda servizi alla persona ha speso l’anno scorso oltre 1,3 milioni per sostenere i minori fuori dalla famiglia nelle strutture di accoglienza all’interno e all’esterno del territorio. Si tratta di una delle voci più significative del bilancio Asp appena redatto, con uno «scostamento dovuto alla gestione di casi che richiedevano un carico assistenziale molto elevato» si legge nella relazione. In queste condizioni di assistenza, che anche di recente la Commissione affidi del consiglio comunale ha ribadito essere le meno auspicabili per la gestione dei minori, si sono trovati l’anno scorso 82 bambini e ragazzi. Nello stesso arco di tempo c’è stato un aumento molto consistente dei sussidi ai minori in famiglie con difficoltà, mentre gli aiuti alle famiglie affidatarie hanno mostrato una lieve flessione: duplice effetto, molto probabilmente, del coronavirus. L’anno della pandemia ha inciso profondamente sui conti della principale azienda di servizi sociali della provincia, che ha potuto chiudere il bilancio in lieve attivo grazie ai contributi straordinari di Comune e Regione.

Gestione complessa


Sono 23 le strutture che lavorano con l’Asl nell’accoglienza dei minori. Le macrostrutture più attive sono Gam-Cidas-Orsa minore, che in un anno ha ottenuto 265.753,38 euro, mentre a La Venenta-Casa delle mamme-Comunità San Gabriele sono stati riconosciuti 209.458,35 euro e a Gam Ferrara via Viviani-Il Melograno 178.059,57.

Al netto della forte presenza di minori stranieri, balza allocchio l’impegno economico rispetto a quanto destinato a rette per le famiglie affidatarie, che a consuntivo 2020 è stato di 121.863,19 euro, anche inferiore rispetto alla somma indicata inizialmente in bilancio: si tratta di soldi che mensilmente vengono erogati ai nuclei che sono disposti a farsi carico della gestione di minori allontanati per vari motivi dalle famiglie d’origine. L’anno scorso risultavano in carico con questa modalità 41 minori, si tratta della metà di quelli presenti in strutture, una proporzione che a detta di chi si occupa di queste tematiche dovrebbe essere sostanzialmente ribaltata per mantenere più ragazzi possibile in un ambiente familiare.

Bisogna dire che, anche in commissione d’indagine, è emerso in diverse circostanze la crescente difficoltà ad espandere la platea delle famiglie affidatarie, ed anche solo a non perdere quelle già impegnate, anche a causa di un sentiment via via più negativo dell’opinione pubblica seguito al clamoroso processo reggiano “Angeli e demoni”.

Alternative

In filigrana, tra le cifre del rendiconto, si possono leggere gli sforzi per aiutare i minori in difficoltà all’interno delle famiglie d’origine, soprattutto per problemi economici. È in notevole incremento rispetto alla previsione la voce dei sussidi ai minori, che aiuta 504 ragazzi, a causa delle «difficoltà economiche derivanti dall’emergenza pandemica»: si resta comunque nell’ordine poco superiore a 120mila euro.

Influenzata dal coronavirus anche l’attività minorile nei centri educativi, che possono essere interventi domiciliari, individuali, incontri protetti e appunto in quests strutture gestite dalle coop Germoglio e Arcobaleno, vincitrici di un appalto specifico dell’Asl. In totale si tratta di 412.002,75 euro, in riduzione rispetto al previsto appunto a causa delle difficoltà pandemiche.

Stefano Ciervo

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