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Pontemaodino, amici in lutto per il pilota morto al Mugello: «Stelvio eri speciale»

Il padovano di 49 anni vittima di un incidente in gara era tesserato da tre anni per il Motoclub Arsenico di Pontemaodino 

PONTEMAODINO. Ha destato profondo cordoglio anche nella nostra provincia la morte di Stelvio Boaretto, il veterinario 59enne padovano con la passione per le moto deceduto domenica pomeriggio nel circuito del Mugello, per un incidente durante la gara della Coppa Italia categoria 1000 Superbike. Boaretto, infatti, da tre anni era un tesserato del Motoclub Arsenico di Pontemaodino, che conta una cinquantina di associati e tre piloti partecipanti a manifestazioni maggiori nazionali. E uno di questi era appunto il veterinario, che viveva con la moglie a Pontelongo, ma aveva lo studio medico ad Albignasego.

LA TRAGEDIA


Boaretto apriva proprio domenica la stagione, l’ennesima della sua lunga carriera di pilota non professionista, ma con una passione smodata per la velocità e le due ruote. «È stato un attimo - racconta Omar Scalambra, presidente e manager del motoclub codigorese -, all’uscita da una curva (denominata Arrabbiata 2; ndr), peraltro in lieve salita, si è trovato questo incidente, gli altri due piloti che lo affiancavano sono riusciti a evitarlo, lui no». Immediati i soccorsi da parte dello staff medico del circuito, poi il trasporto al Centro medico del circuito dove, purtroppo, il 59enne è morto poco dopo. Il tutto, poi, è avvenuto davanti agli occhi della moglie Michela Zaggia, che come sempre seguiva gli impegni sportivi del marito.

iL PILOTA

“Stelvio, eri una persona speciale, impossibile non volerti bene. Credo che i tuoi occhi in questa foto dicano quanto amavi questo sport. Manterrò questo sguardo impresso nel mio cuore per sempre. Ci mancherai infinitamente!! Ciao pilota”. Questo il messaggio apparso sulla pagina Facebook del Motoclub Arsenico, che tre anni fa prese nella propria famiglia questo amico e prima rivale di tante battaglie sportive. «Ci conoscevamo da tantissimi anni, ancora da quando correvo io - racconta Scalambra -; nel paddock ci siamo frequentati a lungo, finché tre anni fa è entrato nel nostro team. Era una persona a cui era impossibile non voler bene, lo conoscevano tutti nel nostro mondo e posso garantire che chiunque lo vedesse lo fermava per chiacchierare».

LE PASSIONI

Difficile elencare i tanti amori di Boaretto, dalla montagna (sette anni fa aveva scalato il Cho Oyo di 8.201 metri, la sesta montagna più alta della terra) alla boxe (era stato arbitro per diversi incontri dilettanti e legato alla Boxe Piovese), ma la vera passione erano la motocicletta e la velocità: «Era un amante estremo della moto, pur avendo altra professione da oltre vent’anni partecipava a manifestazioni nazionali. D’altronde, la pista è il posto più sicuro per dare sfogo al desiderio di velocità, è veramente quasi impossibile avere incidenti mortali. Purtroppo, quello in cui è rimasto vittima il nostro Stelvio (in sella alla Yamaha R1; ndr) è stato causato da un insieme di sfortunate coincidenze».

Moltissimi i messaggi di cordoglio per il 59enne, da quanti lo avevano conosciuti nei circuiti (compreso Giovanni Copioli, presidente della Federmoto), ai suoi clienti che hanno messo in evidenza in queste ore il suo grande amore per gli animali. Oltre alla moglie Michela, Boaretto lascia l’anziano padre (la madre era morta poco tempo fa) e la sorella (aveva perso un’altra sorella in giovane età). Attualmente la salma si trova ancora all’ospedale Borgo San Lorenzo di Firenze, dove entro domani sarà effettuata l’autopsia, poi ci sarà il nullaosta per i funerali. «Per quanto ci riguarda - chiude Scalambra -, stiamo già pensando a come organizzare un’iniziativa in ricordo del nostro Stelvio». —

D.B.

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