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Ferrara, alla Marfisa per Giorgio Franceschini tra cultura e impegno politico

Ieri una giornata di studi nel centenario della nascita del partigiano cattolico. Nel 1960 divenne il primo sindaco di Masi Torello. Fabbri: amava questa terra

FERRARA. Volle creare la grande biblioteca della Cassa di Risparmio di Ferrara, e ci riuscì. Una mattinata di studi intensa, quella di ieri, per ricordare la figura di Giorgio Franceschini, alla presenza del figlio Dario attuale ministro della cultura. Nella cornice cinquecentesca della Palazzina Marfisa d’Este, è così uscito il ritratto non soltanto del Giorgio Franceschini partigiano, deputato, ma soprattutto (ed era questa la sfida inedita) del Franceschini uomo di cultura. Il tutto nel centenario della sua nascita. La vita e l’impegno politico di Giorgio Franceschini s’intersecano in maniera profonda con Ferrara. Fu lui, come detto, a ideare e poi fondare la grande biblioteca della Cassa di Risparmio di Ferrara che ancora oggi si trova a Palazzo Crema.

Giorgio Franceschini è stato uno straordinario bibliofilo. Mentre Anna Quarzi, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea ha coordinato gli interventi, amici e compagni di studi hanno rinverdito aneddoti significativi. «Parlare oggi di Giorgio Franceschini è parlare di una personalità che ha lasciato un’impronta storica indelebile a Ferrara – ha ricordato il sindaco Alan Fabbri aprendo i lavori – Giorgio Franceschini è stato innanzitutto un cittadino partecipe delle vicende della nostra terra, innamorato di Ferrara e vicino alla città anche quando gli incarichi lo hanno portato lontano da qui».


Nel 1960 divenne il primo sindaco di Masi Torello, un Comune cui era particolarmente legato, che non a caso mantenne poi una forte vocazione democratico cristiana. Nato a Ferrara il 15 maggio del 1921, Giorgio Franceschini era sposato con Gardenia Giardini, e padre di Flavia e di Dario. Nel 1944, partigiano cattolico, aveva costituito la prima organizzazione democratico-cristiana ferrarese e come tale ha fatto parte, nella primavera del 1945, del Comitato provinciale clandestino di Liberazione Nazionale. Nel 1946 inizia a praticare la professione di avvocato, che svolgerà fino al 1991. Sempre nel 1946 è stato direttore del settimanale ferrarese Popolo Libero. Negli anni Cinquanta è stato consigliere comunale e consigliere provinciale. Dal 1953 al 1954 aveva ricoperto la carica di segretario provinciale della Democrazia Cristiana ferrarese. Giorgio Franceschini aveva inoltre ricoperto varie cariche pubbliche: sindaco di Masi Torello, come già ricordato, ma anche consigliere della Cassa di Risparmio di Ferrara, e presidente dell’ospedale di Tresigallo.

Abbandonata la politica attiva, si era dedicato in particolare alla studio, la sua grande passione. Ha presieduto l’Accademia delle Scienze e l’associazione Ferrariae Decus. È stato presidente dell’Associazione Nazionale dei Partigiani Cristiani, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea che aveva contribuito a fondare nel 1973, consigliere delle più importanti istituzioni: Istituto di studi rinascimentali, Istituto per la storia del Risorgimento, Commissione diocesana per l’arte sacra, consiglio di amministrazione del Lascito “Pietro Niccolini”. Ieri lo hanno ricordato con memorie personali e a tratti anche private, Cesare Capatti, Francesco Scutellari e Daniele Ravenna, mentre in precedenza è stato lo storico Angelo Varni a tratteggiarne la figura pubblica e istituzionale. —

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