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Goro, la richiesta: «Condannate don Bruscagin». Disse chi uccise Willy e calunniò

Lunedì la procura ha chiesto quasi 3 anni per il sacerdote che è stato parroco a Goro. E a sorpresa il legale del ragazzo ucciso si è ritirato dalla parte civile: verità sul delitto 

GORO. La maratona è finita nella prima serata di ieri, dopo oltre 4 ore d’udienza e il giudice Vartan Giacomelli deciderà alla prossima udienza del 24 maggio prossimo: dovrà stabilire - dopo le ultime arringhe di quel giorno dei difensori del sacerdote (avvocati Catozzi e Rambaldi) - se don Tiziano Bruscagin, prete di Goro per oltre 25 anni, soprattutto a cavallo della tragedia di willy Branchi, ucciso la notte tra il 29 e 30 settembre di 31 anni fa, debba esser condannato o assolto.

I NOMI DELLA FAMIGLIA


Per aver calunniato i fratelli Francesco e Alfredo Gianella, e il loro padre Ildo, deceduto qualche anno fa, per aver affermato in passato che fossero coinvolti nel brutale omicidio del ragazzo di 18 anni, ucciso e poi abbandonato nudo nella golena del Po, alle porte di Goro. Durante la maratona di ieri pomeriggio, il pm Andrea Maggioni che ha riaperto le indagini e dato impulso alle attività di indagine sull’omicidio di Willy ha spiegato il motivo per cui don Bruscagin veste i panni dell’imputato: aver riferito in diverse situazioni i nomi dei Gianella, poi messo davanti alle contestazioni del magistrato aver scelto il silenzio, senza mai aver spiegato i motivi per cui arrivò a indicarli in modo così netto, se non spiegando che erano e sono state le voci del paese di Goro. Secondo il pm, invece, le voci del paese furono amplificate partendo dalla sua, quella di don Bruscagin che fin dal 1988, pochi giorni dopo l’omicidio, riferì di aver ricevuto la confessione dell’omicida. Ma poi messo a confronto con l’allora comandante dei carabinieri cui riferì questo fatto, preferì non spiegare e trincerarsi dietro il silenzio, senza spiegare, senza far capire. Per questo motivo il pm Andrea Maggioni ha chiesto per lui una condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere, per calunnia. Mentre la parte civile per i fratelli Gianella, (avvocato Bolognesi) ha ribadito la condanna di Bruscagin per aver impropriamente fatto i nomi dei suoi assistiti, per una gravissima calunnia e altrettante diffamazioni continuate ad una famiglia che da 30 anni subisce un danno enorme.

VERITA' SULL'OMICIDIO

Ma il danno più grave lo ha avuto la famiglia Branchi che ancora oggi cerca verità sui nomi di chi ha ucciso Willy: così l’avvocato Simone Branchi che assiste fratello e mamma di Willy ha ribadito di aver dato piena collaborazione alla procura, ma a sorpresa, al momento di presentare le richieste contro Bruscagin ha ribadito solo la necessità di arrivare a conclusione nell’inchiesta madre sull’omicidio, e ha ritirato il ruolo di parte civile in questo processo. —

Daniele Predieri

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