Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, ha ucciso la madre soffocandola. Il perito: seminfermità mentale

«Grandemente scemata la capacità di volere di Stefano Franzolin». Ma non dovrebbe stare in carcere 

Daniele Predieri

FERRARA. Ha ucciso la madre la mattina del 22 marzo e oggi, a quasi due mesi, è detenuto nel carcere dell’Arginone: ma non dovrebbe star lì dentro, perché ormai è assodato che il motivo per cui Stefano Franzolin, 48 anni, ha soffocato la madre Alberta Paola Sturaro, 75 anni, è dovuto al suo stato psichiatrico.


Nero su bianco

Lo ha messo nero su bianco il consulente psichiatra della procura, il dottor Luciano Finotti che «è gravemente scemata la sua capacità di volere», riconoscendo una seminfermità, uno stato di possibile perdita di controllo che lo avrebbe portato quella mattina, per u banale litigio, a soffocare l’anziana madre vulnerabile anche per patologie che aveva. L’inchiesta per omicidio volontario aggravato riparte da qui, dunque, e toccherà ora alla pm Ombretta Volta svolgere tutti gli atti adeguati allo stato psichiatrico del figlio. Che, dicevamo, non dovrebbe stare in carcere, ma in alternativa – ad esempio – agli arresti domiciliari che al momento non è possibile concedere poiché la sua stesa famiglia avrebbe difficoltà nella sua gestione quotidiana. Franzolin dicevamo è in carcere da poco più di una settimana, dopo essere rimasto oltre u mese e mezzo ricoverato nel reparto psichiatrico del Sant’Anna a Cona. Proprio qui è stato sottoposto alla perizia psichiatrica da parte del consulente della procura che ha tratto le conclusioni sulla seminfermità mentale. Che fosse una tragedia di natura psichiatrica, d’altronde, era emerso subito e anzi il legale di famiglia, Alberto Bova, lo ammetteva fin dalle prime dichiarazioni il giorno stesso della tragedia e aver ricevuto la confessione dell’omicidio da Franzolin: «purtroppo questa è una vicenda con risvolti di natura psichiatrica».

Magistrati sensibili

Lo aveva intuito anche la pm Volta, che con molta sensibilità, assieme anche al gip Carlo Negri avevano deciso la custodia – in un primo momento – in un reparto psichiatrico. Ma ora, purtroppo, il carcere in questa situazione resta una tappa obbligata, a meno che non si riesca a trovare una soluzione alternativa, che sarebbe più adeguata alle condizioni di Franzolin: da qui la possibile richiesta di detenzione ai domiciliari in una struttura privata, sta valutando il suo avvocato, prima del processo, tappa obbligata per aver riconosciuta da un giudice terzo quella «incapacità di volere» che lo ha portato a perdere il controllo e soffocare la madre. –

© RIPRODUZIONE RISERVATA