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Vongole, l’acqua è troppo dolce:  «Rischiamo di perdere tutto»

L’appello delle cooperative alla foce del Po di Volano: «Ci devono ascoltare» Calderoni (Consorzio): «Per noi va tutto bene, però stiamo monitorando»

goro. Gli allevatori di vongole che hanno le concessioni alla foce del Po di Volano chiedono attenzione. La produzione, da qualche anno a questa parte, è in sofferenza e la colpa, a quanto pare, è dell’acqua diventata ormai troppo dolce. Sono sei gli allevamenti proprio vicino allo sbocco del canale, mentre cinque quelli leggermente più lontano. «Nel 2000 la situazione era catastrofica poi siamo riusciti pian piano a venirne fuori, e fino a due anni fa le cose sono andate molto meglio. Adesso stiamo assistendo ad un ritorno al passato e vogliamo capire perché, ma nessuno ci risponde», spiegano gli allevatori.

l’acqua dolce


Il problema si pone «nei periodi di siccità, d’estate e quindi non dipende delle piogge – fanno presente –. Evidentemente qualcosa non funziona nella gestione delle chiuse del Po di Volano che forse restano aperte molto volte più del previsto».

Il Po di Volano era un ramo del Po e adesso è un canale regolato che serve soprattutto a dare acqua alle campagne. Prima di prima di gettarsi in mare a Goro, forma l’oasi Foce di Volano e qui sono state date alcune delle concessioni per l’allevamento delle vongole. «L’ acqua è troppo dolce, le vongole muoiono – lamentano dal porto –. Il prezzo della semina è alle stelle, i costi per noi sono esorbitanti e per far crescere il prodotto ci vuole circa un anno e mezzo. Se muore tutto, come già successo, non avremo più i mezzi economici per investire. È che non riusciamo a capire cosa sia cambiato e il motivo per cui viene giù tutta quest’acqua». Il canale è gestito dal Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara «e a loro ci siamo già rivolti, ma al momento è ancora tutto come prima e abbiamo paura di perdere ogni cosa con l’arrivo del caldo e della bella stagione, quando l’anossia arriverà inesorabilmente se non si interviene prima».

la risposta

A rispondere è Stefano Calderoni, presidente del Consorzio: «Ho già parlato con gli allevatori e spiegato loro che per quel che ci riguarda nulla è cambiato. Le chiuse lavorano come sempre e a noi non risultano cambiamenti importanti. Certamente non abbiamo lasciato nulla la caso e abbiamo fatto fare una serie di analisi i cui risultati arriveranno nei prossimi giorni. Al momento, confrontando i dati che abbiamo con il passato, il grafico è lineare».

Si potrebbe anche ipotizzare un accumulo di sabbia alla foce del canale, come avviene poi naturalmente, ma secondo i pescatori la causa è proprio la quantità grossa di acqua dolce che arriva fino al mare. «Per noi è sopravvivenza, chiediamo anche ai nostri amministratori di supportarci e di capire anche loro cosa sta succedendo e quali potrebbero essere le soluzioni per salvare le nostre concessioni e tutelare noi allevatori». —

Annarita Bova

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