Scambio di dosi fra Regioni

Il sottosegretario Costa: «Ecco come ci si potrà vaccinare in vacanza»

Martina Trivigno

Sarà possibile vaccinarsi in vacanza, ma a una condizione: che le Regioni trovino un accordo e «si scambino le dosi». Migrano i turisti e insieme devono migrare i vaccini è la soluzione proposta dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Alla vigilia dell’esodo estivo, dell’abbattimento del coprifuoco, del ritorno dell’Italia in bianco (con indice di contagio a rischio limitatissimo), Costa conferma che «tutte le iniziative per agevolare la vaccinazione meritano di essere prese in considerazione dal governo». Ma la vaccinazione nei luoghi di vacanza divide. La Conferenza delle Regioni non è d’accordo. Il presidente, Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, non vuole. Altri presidenti di Regione sono a favore. Nel mezzo c’è il dilemma: se ti tocca il vaccino o il richiamo quando dovresti essere in vacanza che succede? Non parti? Bloccare le partenze, però, potrebbe avere un effetto deflagrante sul turismo, già duramente colpito dalla pandemia: stabilimenti balneari, alberghi e ristoranti chiusi a lungo. Che contano sulla stagione per riprendersi.


Sottosegretario Costa, qual è la posizione del governo sul vaccino in vacanza?

«Il governo s’impegnerà per trovare tutte le soluzioni per agevolare la vaccinazione. Anche in vacanza. Ma la risposta non è così immediata perché ci sono difficoltà logistiche e organizzative da risolvere. Tutto dipenderà dalle Regioni: se prenderanno accordi tra loro e si scambieranno le dosi, i cittadini italiani potranno immunizzarsi anche durante il periodo di ferie».

In che modo?

«Attraverso la compensazione delle dosi. Tanto per fare un esempio: se 10mila lombardi andranno in vacanza in Toscana, le 10mila dosi di vaccino anti-Covid (o comunque una parte di queste) dovranno essere messe a disposizione dalla Lombardia a favore della Toscana. Il governo farà la sua parte e non si tirerà certo indietro nell’affiancare le Regioni in questo percorso comune».

Che ruolo avrà il governo?

«Di coordinamento fra le Regioni, ma non potrà entrare nel merito degli accordi».

Per rendere possibile questo scambio di vaccini servirà un “censimento” dei turisti in vacanza in ogni regione prima della partenza.

«Questo è l’aspetto più complicato da realizzare perché la maggior parte delle piattaforme digitali usate dalle Regioni per prenotare le vaccinazioni non “dialoga” tra loro. Quindi le Regioni non sono in grado di sapere quanti e quali turisti devono vaccinarsi per la prima dose o fare il richiamo durante le ferie».

Ma perché le piattaforme regionali per prenotare le vaccinazioni non dialogano?

«Perché ogni Regione ha adottato un proprio sistema digitale, diverso. Il governo aveva proposto, a tutte le Regioni, di utilizzare per gestire le prenotazioni delle vaccinazioni la piattaforma di Poste italiane, già attiva. Alcune Regioni, come Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sicilia e Lombardia, hanno aderito, altre, invece, come la Toscana, no. E mettere a sistema le informazioni, ora, è molto più complicato».

Questo significa che, a causa della mancanza di un sistema digitale unico, gli italiani non si potranno vaccinare in vacanza?

«La mancanza di una piattaforma unica digitale o di piattaforme digitali capaci di dialogare è un problema di non poco conto che, in questo momento, pesa moltissimo sull’organizzazione del servizio. Se fosse stato usato un unico sistema digitale per le prenotazioni delle vaccinazioni, sarebbe stato molto più semplice, quasi immediato, vaccinare gli italiani in ferie».

Quindi come si risolve il problema?

«Una possibile soluzione è evitare il richiamo quando si è in ferie. In questa direzione ci siamo mossi con la posticipazione della seconda dose di vaccino: da 21 a 42 giorni per i sieri prodotti da Pfizer e Moderna, da 21 a 75 giorni, invece, per AstraZeneca. In questo modo ci sarà più tempo a disposizione per ricevere la vaccinazione e, al tempo stesso, organizzare le ferie. La salute sarà tutelata, ma anche il comparto del turismo non ne risentirà».

Alternative?

«Il problema non si pone per quelle persone che abbiano una casa di proprietà in una località di vacanza. Con un’ordinanza (la 7 del 2021, ndr), il generale Francesco Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, ha aperto alla vaccinazione anche fuori regione, con domicilio nel luogo dove possiedono la seconda casa o dove affittano per un lungo periodo la casa delle vacanze. Chi si fermerà per qualche tempo, non avrà difficoltà a ricevere il vaccino: basterà contattare l’Asl della zona».

Tocca alle Regioni fare il passo decisivo, in sostanza.

«Sì. A loro il compito di trovare un accordo sulla compensazione delle dosi. Questo aspetto logistico e organizzativo è fondamentale perché la vaccinazione in vacanza diventi realtà. Alcune Regioni stanno già avendo un dialogo, come la Liguria e il Veneto. Il governo sarà al loro fianco per aiutarle ad attuare questo percorso condiviso su un tema molto caro agli italiani». —

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