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In piazza torna la rete degli ambientalisti: «Dismettere l’inceneritore»

Duro confronto tra manifestanti e Balboni. «Noi tenuti all’oscuro dell’ok dato a Hera, bruciare rifiuti fa male alla salute». In duecento per protestare contro l'ampliamento dell'attività del termovalorizzatore della multiutility:  L'assessore: la Regione fa portare qui 20mila tonnellate l'anno da fuori provincia

FERRARA. «Vengo qui a cuor leggero – esordisce l’assessore comunale all’Ambiente, Alessandro Balboni – Noi abbiamo dato un orientamento formale negativo in Conferenza dei servizi». Ma la piazza è irrequieta, come non si vedeva da un po’ di tempo all’ombra del Castello. «Non è vero», lo contesta la sardina Diego Marescotti. Al quale fa eco in coro un gruppo di ambientalisti: «Chi li prende i soldi?».
Il denaro è quello che Hera incasserà grazie all’autorizzazione, siglata l’8 aprile scorso dalla Conferenza dei servizi (Comune, Hera e Arpae i presenti), che ha concesso alla multiutility la possibilità di sfruttare al massimo le tre linee dell’inceneritore di Cassana: 142mila tonnellate tra rifiuti urbani e speciali, anche acquistati sul libero mercato da altri territori, al posto delle 130mila che da quasi 20 anni erano il “tetto” fissato per l’impianto da un accordo “politico”. Balboni ha sfidato la piazza, alzando anche la voce e sfruttando il vantaggio del microfono. Ha concluso il suo intervento rispondendo che anche a Ferrara si può iniziare a discutere di “ripubblicizzazione” della raccolta degli Rsu, come a Forlì, ma presentando proposte concrete in consiglio comunale.

Inceneritore, duro confronto in piazza tra ambientalisti e assessore


Le urla in piazza
Il no all’aumento di attività del termovalorizzatore di Hera porta in piazza Castello circa 200 persone, in gran parte giovani, anche muniti di cartelli il più citato dei quali è “ci avete rotto il polmoni”. Le associazioni manifestano sotto il cappello della “Rete per la Giustizia Climatica” di Ferrara, da Fridays For Future a Extinction Rebellion, al Comitato Giustizia climatica. A tirare le fila ci sono Dario Nardi e il capogruppo comunale M5s, Tommaso Mantovani.
È lui che chiede ai contestatori di rispettare l’assessore che si è presentato alla folla per replicare e difendere la posizione di Palazzo municipale. Poi lo ringrazia ma chiede subito di finanziare «uno studio di fattibilità» per valutare la «ripubblicizzazione della raccolta dei rifiuti, perché Hera gestisce l’inceneritore che i rifiuti li brucia». Servono 60-70mila euro, Mantovani attacca: «Prendeteli dall’avanzo di bilancio o dalle azioni di Hera che portano 2 milioni nelle casse del Comune».


Balboni addita le amministrazioni di centrosinistra (Comune, Emilia Romagna, Governo), ree di aver «sottratto potere decisionale» (Sblocca Italia, Piano regionale dei rifiuti) agli enti locali, e aggiunge che l’inceneritore divora, con l’assenso della Regione, 20mila rifiuti da fuori provincia, rispedisce al mittente le dichiarazioni dell’assessore regionale Irene Priolo («Il Comune di Ferrara ha dato parere favorevole in Conferenza dei servizi, il parere tecnico è quello che conta», aveva detto lei) ribadendo il “no” politico proposto dalla giunta all’incremento di produzione dell’impianto. Conferma infine «l’impugnazione dell’atto davanti al Consiglio di Stato» attraverso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
La “rete” ripete che «non siamo un’associazione partitica» ma vuole vedere le carte e chiede un cambio radicale nelle politiche ambientali per andare in direzione di una «reale transizione ecologica», sollecita Dario Nardi (Extinction Rebellion).
Molti oratori si soffermano sui tre punti cardine che marcano l’iniziativa: «Non si brucino le 12mila tonnellata in più autorizzate, si vada verso la dismissione degli inceneritori e si persegua la ripubblicizzazione della raccolta dei rifiuti, come già avvenuto a Forlì», riassumono Francesca Cigala (Extinction Rebellion), Corrado Oddi (Comitato Acqua pulita) e Mario Falciano (Fridays For Future). Accusano Hera, ma anche le vecchie amministrazioni di sinistra e quella attuale di destra, di non essersi opposte a una politica che sosteneva e sostiene «il business dei rifiuti». Il pentastellato Mantovani ricorda che Ferrara ha trai suoi primati quelli dei «tumori al colon, al polmone, ai reni e all’uretra». I Fridays for Future, come la giovane Letizia Piras, richiamano l’«emergenza climatica» rilevando che «per la nostra generazione questa è l’ultima possibilità» di evitare che la molla del profitto scarichi tutti i suoi effetti negativi su ambiente e salute.
Questione trasparenza
Balboni si trova in difficoltà a dimostrare alla platea che il Comune ha agito con l’intenzione di non nascondere l’informazione sul “nocciolo” del negoziato aperto nell’ottobre scorso con Hera. «È mancata la trasparenza, non si è comunicato nulla ai cittadini», ripetono uno dietro l’altro gli oratori. Qualcuno urla: «Fate i post quando pulite le lanterne e non trovate il tempo di dire che Hera brucerà 12mila tonnellate di rifiuti in più qui a Ferrara». Nel mirino finiscono anche «gli incentivi di Stato per sostenere l’energia prodotta con gli inceneritori». Balboni un po’ riconosce l’atto mancato: «Dopo la Conferenza dei servizi (l’8 aprile scorso, ndr) avremmo dovuto rendere pubblico l’esito della riunione». Ma aggiunge: «Abbiamo chiesto prescrizioni per migliorare l’impatto ambientale di questa autorizzazione». Le “sardine”, a suo avviso, fanno «finto ambientalismo». L’associazione “Plastic Free” racconta le iniziative con cui riempie periodicamente centinaia di sacchi di rifiuti di plastica. C’è chi lancia anche un appello al consumatore: «Non bisogna solo spegnere l’inceneritore, ma anche acquistare con accortezza prodotti che usano meno imballaggi». Nella folla anche il deputato M5s, Vittorio Ferraresi: «Preoccupa la situazione che si è creata a Ferrara». —
Gi.Ca.
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