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Dopo gli arresti per crac del Gruppo Cavicchi, senza stipendio lavoratori da oltre quattro mesi

La crisi della società centese che gestisce il Grand Hotel Bologna, ha portato sindacati e  dipendenti a decidere per lo sciopero per l’intero weekend passato, oggi il presidio davanti al municipio

PIEVE DI CENTO. Hanno scioperato per l’intero fine settimana i lavoratori del Grand Hotel Bologna di Pieve di Cento e oggi, dalle 14 alle 18, saranno in presidio davanti al municipio.

Una protesta dovuta a un forte stato di esasperazione: i dipendenti sono senza stipendio da oltre quattro mesi e anche la copertura della cassa integrazione è a rischio. Il tutto, dicono Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl che hanno indetto la mobilitazione, «dopo mesi di incertezze dettate dal procedimento giudiziario che sta interessando la propria impresa, la Palacavicchi Tv Srl, il cui amministratore risulta essere interdetto dalle funzioni direttive». Provvedimento che, lo ricordiamo, ha fatto seguito all’accusa di bancarotta fraudolenta che pende sulla proprietà della famiglia Cavicchi, sulla base delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Roma. Indagini che avevano portato agli arresti il patron e figlio, Giancarlo e Cristian, e che hanno messo in luce una crisi del gruppo che ha attività nel Centese  nella capitale, a Roma, nei settori agricolo, tunisimo e accoglienza.  


Negli scorsi mesi le organizzazioni sindacali hanno cercato di recuperare i crediti avanzati dai lavoratori, «senza mai ricevere alcuna risposta – sottolineano Filcams e Fisascat –. Questa settimana, poi, al danno si è aggiunta la beffa: ai lavoratori viene richiesto di contribuire allo svolgimento di un evento, per il quale avrebbero dovuto lavorare durante il fine settimana, senza alcuna rassicurazione sul pagamento delle mensilità non ancora corrisposte. Questa situazione, oltre che paradossale, diventa inaccettabile – proseguono i sindacati – in quanto le lavoratrici ed i lavoratori, già penalizzati nel reddito dalla collocazione in cassa integrazione degli ultimi mesi e che allo stato attuale non è neppure stata rinnovata, con le inevitabili conseguenze economiche per tutti i nuclei familiari coinvolti». —

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