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Rero, gli spari col fucile poi l’auto spostata e data alle fiamme con i corpi dentro

Il brutale delitto accaduto una domenica di fine febbraio. Ieri la prima risposta alle famiglie che chiedono la verità

RERO. È una domenica di fine febbraio, il 28, quando i cugini Benazzi si recano nel campo di Rero, dove si trova l’impianto eolico ormai dismesso, per fare dei lavori. La domenica sera, alle 21. 30, l’allarme di un’auto in fiamme, poco distante, ad un chilometro dall’impianto: dentro l’auto ci sono i corpi carbonizzati di due persone, irriconoscibili, sono quelli dei due cugini Riccardo e Dario Benazzi. Dopo le prime ore e le prime indagini, e dopo le note interlocutorie degli inquirenti, sfuma l’ipotesi di un omicidio-suicidio, per il quale gli stessi familiari hanno sempre nutrito fortissimi dubbi.

NO OMICIDIO-SUICIDIO


La verità che emerge è che si tratta di un duplice omicidio: i cugini sono stati uccisi nei pressi del campo dell’eolico, dove vengono trovate tracce di sangue, e poi spostati a bordo della loro auto ad un chilometro di distanza, data alle fiamme con i loro corpi dentro, per distruggere ogni traccia. Come accade sempre per ogni delitto, si demanda tutto all’autopsia: e in questo caso, una settimana dopo l’autopsia ha “parlato”: la Tac cui sono stati sottoposti i due corpi indica tracce di pallini di ferro, di cartucce da caccia: pallini che sono stati repertati dai medici-legali in entrambi corpi: in quello di Riccardo soprattutto nel tronco e nel petto, segno che è stato attinto da un colpo di fucile a distanza ravvicinata, di fronte. Nel corpo di Dario, invece, pallini alle gambe che indicherebbero essere stato colpito alle spalle, mentre forse tentava di scappare: due i colpi sparati, e due le borre (che contengono i pallini dentro le cartucce) trovate. Sul posto anche tracce di frammenti ossei, che poi risulteranno della testa di Dario, forse colpita violentemente dopo essere stato colpito, non a morte.

TECNICI AL LAVORO

Da tutto questo arrivano le prime indicazioni, ma ne servono altre: ai medici legali, dopo due settimane, si sommano i tenici nominati dalla procura: una tossicologa e un genetista, che dovranno per contro della pm Lisa Busato e dei carabinieri del reparto Investigativo cercare di dare certezze agli inquirenti. La prima indicherà poi, come è emerso, che i due cugini Benazzi sono morti prima e poi bruciati: nessuna traccia di carbonio dei polmoni dei fumo dell’incendio. E che tutte le tracce genetiche trovate nel campo della morte sono riconducibili ai due cugini, in due punti diversi, dove sono stati colpiti dalle fucilate.

Da una parte dunque le indagini, dell'altra le due famiglie di Riccardo e Dario che aspettano, la verità e tanto altro. Aspettano più di un mese, ad esempio, di avere i corpi dei loro cari restituiti per poter svolgere i funerali. I corpi sono stati identificati dagli stessi familiari, periziati ma per averne la certezza genetica si deve attendere fino a pochi giorni a: Ignoto 1 è Dario, Ignoto 2 è Riccardo.

INDAGINI DI AVVOCATI

Le indagini dei carabinieri si sommano anche quelle dei legali delle famiglie che vogliono capire di più: Denis Lovison e Massimiliano Sitta compiono un sopralluogo nell’area dell’impianto eolico dove sono stati uccisi i due cugini Benazzi. E qui lanciano l’appello: «Parlate, non abbiate timore di telefonare ai carabinieri. Dario e Riccardo sono stati uccisi a colpi di fucile e chi ha sparato lo ha fatto più e più volte e non possono essere stati dei cacciatori, perché la caccia in quel luogo è vietata. Qualcuno deve aver sentito, per forza». Un appello che dopo settimane e settimane di indagini, caccia ai riscontri, ha risposta ieri mattina, quando scatta il blitz dei carabinieri ordinato dalla pm Lisa Busato: padre e figlio sono “solo” indagati per omicidio volontario. Ma dovranno dare molte spiegazioni agli inquirenti: quello di ieri è solo il primo atto. –

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