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Coronavirus, per Cgil a rischio migliaia di posti di lavoro nel Ferrarese

Le elaborazioni Ires “vedono” per il 2021 fino a 6mila occupati in uscita nel Ferrarese. Commercio e servizi settori in bilico

FERRARA. Cosa succederà al mercato del lavoro della provincia di Ferrara con l’ormai imminente sblocco dei licenziamenti e il progressivo esaurirsi della Cassa integrazione? Al netto delle polemiche di questi giorni tra sindacati, governo e imprenditori sulle conseguenze dirette della norma Orlando, le indicazioni che provengono dall’andamento della Cig e dagli studi congiunturali disponibili aprono un grosso punto interrogativo sul rischio di consistenti perdite di posti di lavoro entro la fine dell’anno. I settori più a rischio? Commercio e servizi.

I DATI


Nei primi quattro mesi dell’anno la Cassa integrazione ha avuto un andamento altalenante a seconda delle tipologie, e quindi dei settori, ma in generale si è registrato un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso di circa il 30%, solo leggermente superiore alla media regionale (27%) e oltre il triplo di quella nazionale. Si tratta comunque del quarto peggior dato della serie storica partita nel 2008, che vede il record assoluto proprio l’anno scorso. Se poi la cassa ordinaria è ridotta ad un terzo rispetto al 2020, con una discesa più rapida rispetto alle medie, c’è stata una vera e propria esplosione della straordinaria, che è triplicata, e della cassa in deroga, moltiplicata per venti. Possono essere segnali da una parte di ristrutturazioni in arrivo, e dall’altra di difficoltà molto importanti di settori in effetti tra i più colpiti dalla terza ondata, cioè gli esercizi commerciali, il commercio, il turismo, lo sport.

L’Osservatorio regionale dell’economia e lavoro dell’Ires ha poi svolto un’analisi sui dati delle unità di lavoro, cioè la quantità di ore corrispondenti ad un posto standard, che è un parametro utilizzato per cogliere il fenomeno della sottoccupazione. Nel 2020 a livello regionale la caduta delle unità di lavoro è stata ben superiore a quella degli occupati (-10,1%), e senza ammortizzatori sociali il calo avrebbe potuto essere cinque volte quello registrato. Le conclusioni Ires sono che proiettando questi andamenti nel 2021, «dovremmo attenderci una ulteriore contrazione degli occupati pari a circa 60mila unità» a livello regionale. Considerato il rapporto tra disoccupati emiliani e ferraresi, uno a dieci/undici, si può concludere che i posti a rischio in provincia di Ferrara sarebbero circa 6mila. In questa cifra ci stanno licenziamenti, dimissioni, rinunce di posizioni plurime, cioè tutte le forme di “uscita”.

LE CONSIDERAZIONI

In Cgil si considerano queste proiezioni «piuttosto realistiche, in linea con l’andamento regionale e nazionale», per usare le parole del segretario confederale Riccardo Grazzi. Anche alla Camera del lavoro l’attenzione è puntata più che sulle fabbriche («il metalmeccanico non lancia segnali di preoccupazione») su market e uffici. «Già a giugno avremo tavoli per il settore del commercio che sta esaurendo gli ammortizzatori in deroga - sottolinea Grazzi - e si capirà in che misura i timori dei colleghi di settore siano fondati. I segnali più preoccupanti arrivano dal commercio non alimentare».

Ad accrescere l’incertezza, è la considerazione conclusiva della Cgil, è la precarietà strutturale degli ammortizzatori in deroga, che dipendono dai rifinanziamenti. —

Stefano Ciervo

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