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Codigoro. L’ira di una figlia: è disumano non salutare il padre morente

Gino Guerra, 96 anni

La pediatra Guerra scrive all’Urp dopo che martedì è morto papà. «Non era positivo al Covid eppure non mi è stato permesso di vederlo un’ultima volta»

CODIGORO. «So bene che mio padre non poteva vivere in eterno, ma è disumano che negli ultimi giorni di vita non possa aver visto i suoi familiari. E sono convinta che questo fatto abbia inciso sull’aggravarsi delle sue condizioni». A parlare è la pediatra codigorese Leda Guerra (lavora alla Casa della Salute di Codigoro), che racconta gli ultimi giorni di vita del padre Gino, morto martedì all’ospedale del Delta all’età di 96 anni. La dottoressa ha scritto ai giornali e oggi lo farà anche all’Urp, «per esprimere il mio dissenso riguardo l’impossibilità di assistere un familiare gravemente malato, non di Covid, in ambiente ospedaliero». Il padre è stato ricoverato al Delta il 21 maggio: «Presentando febbre e tosse, naturalmente ha effettuato il percorso Covid, risultando del tutto negativo, essendo stato pure precedentemente sottoposto alle due dosi di vaccino, data anche la veneranda età. E io pure sono vaccinata, oltre a essere stata la paziente zero della provincia di Ferrara (sulla Nuova Ferrara raccontammo la sua odissea con il Covid; ndr). La diagnosi per papà era focolaio polmonare di origine batterica, come lo scorso ottobre, quando aveva superato egregiamente la malattia, grazie alle terapie e anche alla mia presenza due volte al giorno per dargli da mangiare».

Solo telefono


Ma lo scorso ottobre non era ancora ai massimi livelli l’emergenza sanitaria, per cui erano consentite (limitate a una persona) le visite ai pazienti non Covid: «Invece questa volta si poteva solo telefonare dalle 13 alle 14. Unica eccezione: poter visitare il familiare solo in casi pietosi, ma a rischio e pericolo dell’organico dell’ospedale. Le informazioni erano poche, pareva che pure stavolta stesse migliorando, poi mi hanno detto che gli somministravano un altro antibiotico. Sono un medico e capisco quando le condizioni di un malato peggiorano. Ho ricevuto la notizia del decesso martedì 25 maggio, ma ugualmente non mi è stato concesso vederlo un’ultima volta».

«Conosco bene il dramma di questa pandemia - aggiunge - e in qualità di medico capisco perfettamente la necessità di regole rigide, ma al momento attuale, nel caso specifico e coi dovuti presìdi, aggiungendo il fatto che entrambi eravamo stati vaccinati due volte, si sarebbe potuto permettere due visite quotidiane, per aiutarlo a mangiare o anche solo tenergli la mano. Considero disumano e straziante non poter offrire conforto a un padre che sta per lasciare questo mondo».

L’ultimo saluto al 97enne è stato dato giovedì nella chiesa parrocchiale della Beata vergine del Santo Rosario di Codigoro. Oltre alla figlia, Guerra lascia il genero Adolfo e l’amata nipote Anna. —

D.B.

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