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Il caso inceneritore porta novità a Ferrara: «Soldi da Hera e studio di nuova gestione»

Il Consiglio comunale impegna la giunta con documenti di maggioranza e M5s. Il Pd: ci terremo 12mila tonnellate in più fino al 2036

FERRARA. Il Consiglio comunale dà mandato al sindaco a «promuovere ricorso nelle modalità più efficaci contro la decisione adottata dall’ente regionale Arpae» di portare da 130 a 142mila tonnellate annue la capacità dell’inceneritore, senza distinzioni tra rifiuti urbani e speciali. E di «richiedere il pagamento degli oneri di compensazione ambientali per i rifiuti non urbani termovalorizzati presso l’impianto di Cassana e incomprensibilmente mai richiesti dal 2007 in avanti da parte delle passate amministrazioni». È questo il contenuto della risoluzione approvata ieri sera dalla maggioranza consiliare, dopo un dibattito acceso. Pesanti le parole del capogruppo leghista, Benito Zocca, nel difendere la scelta della giunta di far ricorso al Capo dello Stato: «Non abbiamo fatto ricorso al Tar per un motivo ben preciso: la Regione mai ha fatto vincere un ricorso contro Hera», e «forse già si sapeva come sarebbe andata a finire, visto tutto quello che si dice oggi su questa magistratura mi vengono sospetti, anzi più certezze che sospetti». Ilaria Baraldi (Pd) chiamata in causa sui giudizi si è dissociata, chiedendo di non essere citata.

Ma è stata approvata dalla maggioranza e dall’opposizione salvo gli ex assessori Caterina Ferri e Roberta Fusari anche la mozione del pentastellato Tommaso Mantovani che impegna la giunta a «verificare con l’Asl Ferrara (assente alla decisiva Conferenza dei servizi, ndr) la effettiva compatibilità ambientale di tale aumento e convocare a tale proposito il Consiglio locale», e «fornire uno studio di fattibilità per una futura gestione in house della raccolta dei rifiuti, sul modello Alea di Forlì», cioè il porta a porta. Bocciato invece il documento del Pd, che chiedeva di tornare all’accordo volontario per le 130mila tonnellate, «e così si bruceranno 12mila tonnellate in più all’anno fino al 2036» ha detto la consigliera Ferri.


Lo scontro si è infiammato sulla richiesta di Francesco Colaiacovo (Pd) di dimissioni dell’assessore Alessandro Balboni, «che si è dimostrato incapace di gestire la vicenda. Ha presentato una posizione politica negativa all’aumento ad un organo tecnico, la Cds, che gli ha detto “non è la sede”. E non ha coinvolto la città da l marzo scorso», come ha sottolineato anche Ferri; il Pd, invece, nel 2003 «fece parlare la politica, coinvolse i cittadini e ottenne le 120mila tonnellate». E se i rifiuti urbani in provincia sono scesi a 46mila tonnellate annue «è merito del sistema a calotta introdotto da noi». Balboni è stato difeso anzitutto da Federico Soffritti (FdI), «gli organi tecnici come Arpae li avete creati voi, il Pd ha portato qui 20mila tonnellate di rifiuti pugliesi nel 2016 e intanto i rifiuti speciali sono arrivati al 50% dell’incenerimento: e adesso accusate noi?». L’assessore, dal canto suo, ha criticato «l’ipocrisia di certi personaggi che si riscoprono adesso ambientalisti», ha rivendicato «mesi di confronto impegnativo con Hera» ricordando «la fine ingloriosa del processo partecipato Rab»: in fondo, però, «diciamo la stessa cosa cioè non vogliamo questo aumento: e allora chiediamo insieme che la Regione si faccia carico del fatto che le amministrazioni locali non hanno strumenti per opporsi in sede tecnica», e appunto di «ripensare al sistema di raccolta». —

Stefano Ciervo

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