«Nonna, poco dopo il parto, andò a votare con la sedia»

La vicesindaca di Masi Torello ci racconta l’aneddoto avvenuto 75 anni fa il 2 giugno: «Vide nonno andare al gabbiotto e non volle essere da meno, ma stava male»

MASI TORELLO. «Quelli di nonna erano bellissimi ricordi, ne aveva per ogni occasione di festa. Per questo ogni tanto li metto sul mio profilo Facebook, per far vedere quanto amavo nonna e perché restino vivi, così da poterli raccontare in ogni dettaglio ai miei figli. Ora sono piccoli, non capirebbero, ma sicuramente lascerò a loro l’eredità che mi ha lasciato nonna Iole». A parlare è Serena Poltronieri, vicesindaca di Masi Torello che in occasione della Festa della Repubblica ha pensato di mettere questo ricordo di nonna: «Era il 2 giugno 1946, avevo partorito da pochissimo, avevo ancora i punti ed ero a letto da due giorni. Si affaccia alla porta tuo nonno: “zdora a vag a vutar!” e resta lì a guardarmi “in quo posia anca mi?” “Sì ma...tla sentat?”. Mi hanno portato con la sedia fino davanti al seggio e poi tuo nonno mi ha accompagnata fino al “gabbiotto” e ho votato, per la prima volta in vita mia, Repubblica!”.

La storia. Un episodio ovviamente comune a tanti di noi, i cui genitori o nonni hanno combattuto per la libertà e poi il 2 giugno di 75 anni fa al referendum sono andati a votare avendo in mente un solo fondante principio: la libertà. Ma quella di Ione Tieghi, nonna della vicesindaca masese, è un po’ diversa dalle altre, perché la donna era piena di ricordi legati a ogni particolare appuntamento: «Fosse Natale, il 25 aprile o per l’appunto il 2 giugno - racconta Poltronieri -, lei aveva sempre un aneddoto collegato a quella data. Quello del 2 giugno era legato alla prima volta nella vita in cui è andata a votare».


Nonna Ione e il marito Silvano Passerini, detto Corrado, abitavano a Quartesana, a poca distanza da dove si votava: «Mia nonna aveva appena avuto la seconda figlia ma era stato un parto complicato, perciò non stava benissimo. Mio nonno durante la Seconda Guerra Mondiale aveva sempre cercato di opporsi al fascismo, appendeva i manifesti e aiutava i partigiani come poteva. Per lui quel referendum era importante, ma lo era anche per mia nonna. Così visto che non abitavano lontano dal luogo adibito al voto, è stata portata di peso con la sedia per farla votare».

L’eredità. La vicesindaca masese è molto legata a nonna: «In pratica sono cresciuta con lei, perciò il suo ricordo è sempre così vivo». Fra l’altro, l’anziana originaria di Quartesana è morta poco più di un anno fa, sempre circondata dall’amore dei suoi cari, forse neppure consapevole dell’eredità che ha lasciato nella nipote amministratrice: «Dopo aver lavorato tanti anni in campagna è diventata una casellante. Anzi, come si definiva lei, “il treno con la bandiera”. Ricordo sempre nonna e tutti i suoi racconti sono belli, per questo credo che sia importante che questa eredità non vada persa».

Un’eredità fatta di storie orali che per fortuna qualcuno nella nostra provincia sta mettendo nero su bianco (vedi i recenti libri sulle storie e le persone di Massa Fiscaglia e le frazioni di Codigoro), proprio per evitare che questo patrimonio vada disperso del tutto. —

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