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Chiusa l’inchiesta sullo stadio Mazza: primi 4 archiviati, altri 7 sotto accusa

La procura scopre le carte: le ditte Welding e Mpl fuori dall’indagine. Da definire le posizioni di tecnici e altre imprese

FERRARA. Prime quattro archiviazioni per l’inchiesta sullo stadio Paolo Mazza, che nell’estate di due anni fa, finì sotto i riflettori delle cronache di tutta Italia per il sequestro deciso da Procura e Finanza, perché ritenuto – come ipotesi – non sicuro. Lo stadio venne poi dissequestrato, l’allarme sicurezza rientrò, ma sono rimaste le schermaglie tecniche. Che la procura adesso chiarisce, solo in parte decidendo l’archiviazione dei responsabili di due aziende coinvolte, i cugini Nicola e Alessandro Barotti della Welding Duebi di Fiesso Umbertiano e Luigi Laponi e Andrea Del Buono della Mpl di Arezzo.

Doppia firma


La pm Barbara Cavallo e il procuratore capo Andrea Garau firmano la richiesta di archiviazione ravvisando che per loro «non si ravvisano elementi sufficienti per sostenere l’accusa (di frode in fornitura pubbliche)» mentre il gip Vartan Giacomelli archivia per «totale infondatezza della notizia di reato». Welding e Mpl avevano un ruolo secondario nei lavori di esecuzione della ristrutturazione dello stadio Mazza, necessaria per partecipare al campionato di serie A. Subentrarono in un secondo momento nella ultima se dei lavori e, soprattutto, riconoscono i pm della procura, eseguirono lavori – che i periti della procura Carlo Pellegrino e Mario Organte ritennero non in conformità – perché fu ordinato loro di eseguirli così, anche se ravvisarono anomalie: i tecnici della Welding, ad esempio, citati nella richiesta di archiviazione della procura spiegano che arrivarono e trovarono «piastre storte» e che prima di procedere «con appoggi e accoppiamenti (il montaggio delle strutture, ndr) abbiamo allertato sia Tassi (ditta capofila, ndr) che l’ingegner Travagli (direttore lavori e progettista, ndr) segnalando il problema». Ma ribadiscono i tecnici della Welding (sui lavori su Curva est) che Tassi e Travagli «ci hanno ordinato di procedere ugualmente al montaggio anche mediante spessoramento e piastrinatura. Avevamo proposto di modificare mediante taglio e nuova saldatura le piastre ma la nostra proposta non fu accolta».

E allora se Welding e Mpl escono dall’inchiesta, restano invece altri 7 indagati nell’inchiesta, tecnici e imprese: per questi, l’atto di chiusura indagine è imminente, ed è presumibile – per la procedura – che vengano contestate ai 7 ipotesi d’accusa, in quanto la Procura ha già selezionato le posizioni da archiviare. Restano dunque quelle cui muove le accuse. La procura dovrà quindi definire esattamente le posizioni rimaste: quella di Lorenzo Travagli, progettista e direttore lavori, Giuseppe Tassi (Tassi Group), Giampaolo Lunardelli (Gielle), Claudio Di Sarno e Leonello Nannizzi (Panizzi Swisse e Di Sarno srl) e i collaudatori Fabrizio Chiogna (Curva Est) e Alessio Colombi (Tribuna Nord). –