Intesa storica al G7: tassazione minima al 15% per le grandi imprese

LONDRA. Lo hanno definito tutti «un accordo storico»: al vertice finanziario dei sette grandi del mondo – Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti – si è raggiunta un’intesa di principio su una aliquota globale minima «almeno del 15 per cento» per la tassazione delle grandi imprese, che andrà applicata Paese per Paese.

Il Cancelliere dello Scacchiere britannico Rishi Sunak, padrone di casa, l’ha definita una «stretta all’elusione fiscale», nonché un «primo passo che necessita di ulteriori progressi in sede di G20» e di Paesi Ocse e che creerà un «terreno comune» in materia di imposizione fiscale nei confronti di tutte le compagnie globali.


Tutti i Paesi del G7 si sono impegnati ad adottare questa corporate tax sui profitti d’impresa, che secondo Sunak verrà adottata con riferimento alle mega imprese con margini superiori al 10 per cento. Inoltre il ministro britannico precisa che il 20 per cento dei profitti superiori a questo 10 per cento di margini sarà riallocato nei Paesi dove vengono realizzate le vendite e potrà aiutare a combattere i «paradisi fiscali». «Una volta che avremo una soluzione globale» sull’imposizione sugli utili delle multinazionali nel loro complesso, ha sottolineato Sunak, decadrà la necessità di una tassazione ad hoc per i colossi del Web.

«Oggi a Londra – ha commentato soddisfatto il commissario dell’Unione europea all’Economia, Paolo Gentiloni – abbiamo compiuto un grande passo verso un accordo globale senza precedenti sulla riforma della tassazione delle imprese. Le possibilità di un accordo globale sono notevolmente aumentate. Ora dobbiamo fare l’ultimo miglio per espandere questo consenso a tutti i membri del G20 e a tutti i paesi coinvolti nel quadro inclusivo dell’Ocse». —