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Più giorni con i remi in barca. E le marinerie insorgono

«Vogliamo sapere cosa si sta facendo per la tutela della pesca italiana». Pescatori pronti a protestare: proclamato lo stato di agitazione e sit in sabato 12

PORTO GARIBALDI. Con lo slogan “Salviamo la pesca italiana”, le marinerie di Porto Garibaldi e Goro si mobilitano insieme, per dire no alle direttive della Commissione europea, destinate a ridurre ulteriormente lo sforzo di pesca nel bacino del Mediterraneo. A ruota, dopo la Spagna, anche l’Italia ha deciso di aderire alle manifestazioni che, in tutta Europa, stanno coinvolgendo pescatori ed armatori e proprio ieri, a Goro e a Porto Garibaldi è stata assunta la decisione di organizzare un sit unitario, che si svolgerà sabato 12 giugno, sul portocanale di Porto Garibaldi.

Le ragioni


«Non ci sono né più pani, né più pesci per le nostre marinerie – esordisce lanciando una provocazione mutuata dal Vangelo, Vadis Paesanti, vicepresidente regionale ConfcooperaLa Cive FedAgriPesca –; ieri il ministro Stefano Patuanelli ha accettato di incontrarci, perché vogliamo sapere cosa si sta facendo per la tutela della pesca italiana». Paesanti prosegue piuttosto adirato: La Cgpm (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo) non è stata eletta dal popolo europeo e non può dettare legge, altrimenti è la fine della democrazia. È ora di finirla di inginocchiarsi alle sue direttive. Il Governo deve battere i pugni».

A scatenare l’ira delle marinerie italiane sono una serie di misure dettate dalla Commissione Europea, che ha sede a Bruxelles, a partire dalla riduzione progressiva dei giorni di pesca annui. Proprio questo è l’oggetto di un aspro braccio di ferro con le associazioni rappresentative del settore, perché a rischio sono la redditività della pesca a strascico e le piccole e medie imprese, che operano nel bacino del Mediterraneo, con conseguenti ricadute sull’occupazione (cassa integrazione e/o licenziamento degli equipaggi, in caso di chiusura).

La protesta

Per scongiurare conseguenze drammatiche a intere famiglie che vivono del sostentamento derivato dalla pesca, il comparto ha proclamato lo stato di agitazione, organizzando due sit in nazionali per sabato, l’uno a Venezia e l’altro a Mazara del Vallo, al quale si affiancheranno quelli locali in tutti e quattro i mari.

Pescatori, armatori e capitani dei pescherecci di Goro e Porto Garibaldi sono pronti a far sentire con forza la voce del dissenso, rispetto a direttive europee, che contestano ormai da due anni a questa parte. In una nota il coordinamento nazionale dell’Alleanza delle cooperative italiane, ribadisce che «non è bastata la riduzione del 20% di sforzo di pesca, attuata dall’Italia in 3 anni, con la demolizione della flotta di oltre il 16% nell’ultimo decennio. Si vuole continuare a ridurre oltre al limite della redditività delle imprese, portandole inevitabilmente a sbarcare gli equipaggi e a chiudere». —

Katia Romagnoli

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