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Il pasticcio del 50% delle mura portanti, i dubbi della procura di Ferrara sulla demolizione

L’inchiesta sul palazzo ex Finanza in viale Cavour: dopo interpellanze e scontri politici ora la parola alle carte giudiziarie  

FERRARA. «Interrogazioni e interpellanze possono avere valore a livello politico, ma le risposte spesso non convincono: per questo con l’esposto depositato si vuole che almeno la procura faccia le dovute verifiche». Chiede verifiche Anna Ferraresi, consigliera Gruppo Misto. E le avrà.

Verifiche e controlli


Verifiche e controlli sull’ennesimo pasticcio in Comune, al momento solo amministrativo, che potrebbe però avere anche risvolti penali visto che il pm Ciro Alberto Savino ha inserito nel fascicolo conoscitivo aperto d’ufficio – oltre ovviamente l’esposto di Anna Ferraresi (Gruppo Misto) – tutti i documenti già acquisiti relativi all’iter che ha portato, a tappe, alla demolizione del palazzo sede dell’ex Comando della Guardia di Finanza di Ferrara.

Un palazzo “storico”, citato nelle guide di architettura e design già negli anni’ 70 e che la vecchia proprietà (la famiglia Ori della Zabov) aveva ceduto alla azienda Corazza. Azienda di costruzioni che dopo aver ottenuto il via libera dalla Commissione edilizia iniziò la demolizione. Via libera concesso ad una condizione: mantenere il 50% delle strutture-mura portanti e non dell’edificio che era visibile fuori terra (in altezza). Attenzione, perché è questa la clausola su cui ora si concentrano i dubbi della procura. Perché la ditta Corazza dopo aver iniziato a demolire in marzo la struttura, alta fino a sei piani, venne bloccata con una ordinanza di sospensione lavori dal Comune dopo un sopralluogo degli specialisti della Polizia municipale. Che rilevano – visivamente – quel mancato rispetto del 50%.

A questo punto entrano in gioco i tecnici della Corazza che presenta copiosa documentazione dove spiega, ribadisce e illustra che quella clausola del “50% di strutture portanti” è stata rispettata: le strutture portanti dell’intero sotterraneo che si estende in una vasta area garantiscono quella quota. Ora si potrà eccepire che quella clausola non era chiara, che avrebbe dovuto indicare che tipo di strutture e mura portanti fossero interessate, se in altezza (i sei piani) o nell’area (i sotterranei). Rilievi e critiche tecniche diventate oggetto di interpellanza in consiglio da parte di Azione Civica, consigliera Roberta Fusari (tra l’altro tecnico e architetto) che decisa ribadiva: «La demolizione è abusiva».

Tuttavia, dopo la documentazione presentata dalla Corazza, la Conferenza servizi, revoca la sospensione lavori, e concede il via libera. E adesso le indagini. Che dovranno chiarire il rispetto di norme e della clausola al 50%. Il pasticcio, ovviamente, lo abbiamo semplificato vista la materia assolutamente specialistica.

I vincoli del Rue

Ma tutto si spiega con poco, dicono gli addetti ai lavori: il palazzo era tutelato, sì, vincolato dal Rue, regolamento urbanistico edilizio del Comune. Nessun altro vincolo, più”vincolante”, di Sovrintendenza o peggio. E allora, sulle regole comunali spetta al comune dare autorizzazioni. Come la Commissione ha fatto, imponendo la condizione del 50% di “strutture portanti”, non spiegando se su muri in altezza o larghezza. Su tutto questo la procura sta indagando: e per farlo dovrà immergersi in tecnicismi. Nel caso fosse rispettata la quota del 50%, nessuna violazione, amministrativa o penale. Nel caso del non rispetto del 50% il pasticcio diventerebbe guaio, aprendo ulteriori profili penali. –

Daniele Predieri

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