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La mamma ferrarese: «Hanno ucciso mio figlio senza pietà, ora voglio giustizia»

Luca Lardieri, 35 anni, il giorno di Pasqua è stato trovato morto nella sua abitazione a Trieste. Sul collo una ferita da accoltellamento

Fabio Terminali

FERRARA. La festività di Pasqua, d’ora in avanti, non sarà più felice per Gabriella Leone. Due mesi fa proprio in quel giorno suo figlio, Luca Lardieri, è stato trovato morto nell’appartamento di Trieste in cui viveva. E tutto quel che è emerso finora, secondo la procura, fa credere che sia stato ucciso: una pugnalata al collo, forse al termine di una lite, con l’assassino che poi è tornato sul luogo del delitto per appiccare un rogo, in modo da far credere che il 35enne si fosse suicidato.


«L’incendio – racconta la madre – ha fatto danni anche a due appartamenti vicini e una donna è rimasta ferita. Luca non avrebbe mai potuto fare una cosa simile, mettere a rischio la vita di altre persone. Lui era un buono. È chiaro che me l’hanno ammazzato e ora voglio conoscere tutta la verità».

la droga e la crisi

Gabriella risiede a Ferrara, dove per anni assieme al marito, morto nel 2013, ha lavorato nella sede cittadina della Banca d’Italia. Nella casa di via Pontida ha cresciuto il piccolo Luca: «Era bravo a scuola, un piccolo genio della tecnologia. Ma era anche un bimbo iperattivo, difficile da tenere a bada».

Quei comportamenti ribelli furono le prime avvisaglie di una vita complicata. Dopo il trasferimento della famiglia a Trieste, per motivi di lavoro, la situazione peggiora. Luca frequenta brutte compagnie, ha problemi di tossicodipendenza: prima droghe leggere, poi sostanze chimiche più pesanti. Dopo la morte del padre tutto precipita e nel 2014 il giudice gli affida un amministratore di sostegno. «Con me aveva dei problemi – ammette Gabriella –, l’ultima volta che lo visto era nell’ottobre 2019. Ma chi doveva seguirlo non l’ha fatto. Andava curato, aiutato dai servizi sociali, era in condizioni psichiche precarie. A gennaio ho presentato un esposto per abbandono. Su questo non mollo, voglio si accertino le responsabilità».

la casa nuova pronta

Poi quel maledetto 4 aprile. Luca trovato morto nell’appartamento di via del Ponzanino. «Quella casa era frequentata da tanta gente, mio figlio mi aveva detto che gli avevano sfondato più volte la porta e rubato molti telefonini che gli erano rimasti dall’attività del negozio di riparazioni che aveva aperto in passato. E dire – aggiunge la madre – che stavamo preparando il suo trasferimento in una casa chi gli avevo trovato sempre a Trieste, a 300 metri da quella bruciata. Gli avevo fatto preparare tutto: cibo, vestiti e un paio di scarpe nuove, visto che da un anno girava quasi senza. E invece non c’è stato nulla da fare: me l’hanno ucciso». —

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