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Machete e sangue, così terrorizzavano Ferrara. A processo per la mattanza di via Modena

Imputati due “norsemam“ degli Arobaga: tre anni fa il primo episodio della guerra tra i clan che portò all’agguato di via Morata

FERRARA. Le immagini fanno impressione, ancora oggi, a distanza di tre anni: machete e sangue, le fotografie della “guerra” che nell’estate del 2018 scoppiò tra nigeriani, e solo dopo – dopo inchieste, verifiche e riscontri in questi anni – abbiamo sapputo il perché di quelle faide tra clan, organizzati in modo mafioso, soprattutto gli Arobaga. Machete e sangue diventano oggi le “prove” del processo in corso tribunale (rinviato al 4 aprile 2022) che vede imputati tre nigeriani, conosciuti alle cronache giudiziarie: Felix Tuesday, Prince Onolunsen e Peter Ikekhma.

ANCORA IN CARCERE


I primi due in carcere già arrestati, prima nell’ambito dell’inchiesta “Wall Street”, per il maxi spaccio sotto il Grattacielo, e poi di nuovo arrestati (e per questo in carcere) perché accusati di far parte del clan mafioso degli Arobaga con il ruolo di “norseman”, i gregari tuttofare: spacciatori e picchiatori. Ruoli che hanno anche nel processo in corso per la “mattanza” della notte dell’11 giugno del 2018: quella notte, in via Modena, davanti al locale D-Verso – negli anni scorsi al centro di risse e faide, e di proteste dei cittadini della zona ed oggi (guarda caso) chiuso per motivi di ordine pubblico – avvenne il solito regolamento di conti: il primo di una lunga serie che culminò, la stessa estate, il 30 luglio, con l’agguato di via Morata, quando gli Arobaga tentarono di uccidere il capo degli Eye, Stephen Oboh. Bene, se le foto fanno impressione, così anche il capo di imputazione: Tuesday e Ikekhma sono accusati di aver massacrato un altro nigeriano Abel Ighagbon, con un «machete di lunghezza pari a 52 cm di cui 25 cm di lama», recita il capo di imputazione. Con quella maxi roncola (nella foto a fianco, sequestrata quella notte) massacrarono il rivale (anche lui nella foto a fianco) spaccandogli la testa e tagliandogli la coscia destra «con resezione del quadricipite femorale»: oltre 30 giorni di prognosi.

NON CI SCAPPO' IL MORTO

Per fortuna non ci scappò il morto. Il giorno dopo, però la rissa, da via Modena, si spostò in via Cassoli (altra foto a fianco), segnale che la faida era ormai accesa, e si sarebbe spenta solo dopo l’agguato di via Morata. Una lunga scia di sangue che già due settimane dopo via Modena, vide Tuesday e Onolunsen in azione con un altro machete: nei pressi di via del Lavoro aggredirono Aisosa Ajayi con un’altra arma «di lunghezza di 50 cm, 35 di lama», poi trovato dalla Polizia dopo l’intervento e il fuggi fuggi di quel massacro. La chiave di ciò che succedeva la diede Onolunsen, a processo per questo: minacciò Ayay di farlo picchiare se avessero condannato Tuesday Felix. Minacce mafiose a chi faceva la spia. E così terrorizzavano la città. –

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