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Stadio Mazza, l’atto d’accusa della procura: «Errori di progetto, costruzione e nei collaudi»

Chiusa l'inchiesta dopo 2 anni: nove indagati. Tra questi l'azienda Tassi e le imprese per frode in fornitura, i tecnici per falso. Spal e Comune parte lesa, potrebbero chiedere i danni

Ferrara, riprese le prove di carico allo stadio

Daniele Predieri

Mancavano centinaia di bulloni, a stringere le piastre delle travature nelle coperture della Curva Est e in Grandinata Nord. E le piastre che dovevano essere in appoggio avevano invece una luce di diversi millimetri riempita – in modo rudimentale – con rondelle a spessorare e addirittura con resina. Nelle controventature di Est e Nord (la struttura che sorregge le coperture) sono state riscontrate anomalie grossolane, così pure sui piloni di appoggio, con flange non in simmetria, a sbalzo. E quei bulloni su cui tanti hanno ironizzato, poiché ininfluenti rispetto alle migliaia presenti? Non solo mancavano, spesso avvitati male, arrugginiti, senza dado, non a battuta, non ortogonali nel serraggio.
Errori e perizie



Una galleria degli errori che conoscevamo già, visto che in questi ultimi due anni, quando lo stadio venne sequestrato e poi dissequestrato, si sono susseguite senza sosta le perizie dei tecnici della procura, Carlo Pellegrino e Mario Organte. Perizie e risultati contro cui difensori e tecnici si sono scagliati nel sostenere l’assoluta non condivisione, l’assoluta non aderenza alla realtà costruttiva.

Hanno creduto in pieno ai loro periti, invece, la pm Barba Cavallo e il procuratore Andrea Garau. E hanno depositato e notificato ieri l’atto d’accusa contro 9 indagati tra tecnici e imprese che costruirono il “nuovo” Paolo Mazza, per adeguarlo alla Serie A.

Tra i primi sotto accusa Lorenzo Travagli, progettista e direttore dei lavori; quindi Alessio Colombi e Fabrizio Chiogna, collaudatori, che con i test di carico diedero il via libera al nuovo stadio dopo i lavori. Ma proprio questi test vennero messi in discussione, così come la sicurezza dello stadio, poi confermata dalle nuove prove di carico. Proprio sui risultati delle prime prove vengono chiamati in causa i due collaudatori, indagati per falso: Colombi per gradinata Nord e Chiogna per la Est. Mentre Travagli, al quale vengono contestati i falsi per aver attestato la conformità della struttura (i periti invece, sostengono non esservi nessuna conformità di legge), viene accusato di concorso in frode in fornitura, perché come direttore dei lavori – secondo la procura – avallò tutte le anomalie di progettazione, fornitura materiali (dovevano essere controllati) e di posa ed esecuzioni lavori, che avevano portato – per i periti della procura – agli errori elencati ora negli atti: in nove punti per la Nord e altri 20 per la Est.

Per questi errori vengono chiamate in causa le imprese che hanno lavorato allo stadio Mazza. Sono accusati di frode Giuseppe Tassi, titolare dell’omonima azienda, già sponsor Spal, ora in corso per il rinnovo nei prossimi anni, e azienda capofila dei lavori. A seguire Giampaolo Lunardelli, ditta Gielle, ditta in subappalto, «ma fittiziamente interposta tra Tassi e la PM group», recita l’atto della procura. Pm Group (compare per la prima volta negli atti finora conosciuti) indagata con il legale rappresentante Lucio Coccolo, e Domenico Di Puorto e Adelino Sebastianutti, amministratori di fatto di Gielle e di Pm Group. Infine, Claudio di Sarno, Di Sarno Engineering, fornitrice carpenterie.

Spal e Comune di Ferrara sono persone offese: e secondo la teoria giudiziaria, vittime del reato. Potrebbero dunque costituirsi parte civile contro gli indagati e chiedere i danni, ma in questi anni i loro legali e tecnici hanno sempre ribadito di non condividere le scelte della procura e della Guardi di finanza che ha svolto l’inchiesta, sottoscrivendo di volta in volta, e anche nella fase finale, le conclusione difensive di avvocati difensori e tecnici degli indagati contro l’inchiesta e le conclusioni dei periti. –

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