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I pescatori: «Troppi vincoli europei e poco rispetto per noi. Vogliamo solo lavorare»

Manifestazione sulla banchina di Porto Garibaldi, con una delegazione da Goro. Spaventano la programmata riduzione delle uscite in mare e le spese in crescita

PORTO GARIBALDI. Sabato di protesta per i pescatori di Porto Garibaldi e di Goro che, ieri, hanno dato vita, sul portocanale di Porto Garibaldi, a un sit in, per dire no alle ulteriori restrizioni, dettate dalla Commissione europea per la pesca e gli affari marittimi.

Gli striscioni esposti sui pescherecci ormeggiati hanno rilanciato il monito #Salviamolapescaitaliana, che da nord a sud sta solcando il Mediterraneo. L’iniziativa ha affiancato le due manifestazioni nazionali, organizzate a Venezia e a Mazara del Vallo, attraverso le quali il mondo della pesca italiano ha proclamato lo stato di agitazione ad oltranza, sino ad un dietrofront da Bruxelles.

I pescatori di Porto Garibaldi: "Troppe restrizioni, è la fine del settore pesca"



LA RIVENDICAZIONE

«Entro il 2023 vogliono calare di oltre 45 giornate l’attuale calendario di pesca – è stato l’amaro sfogo di Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e grande pesca –; quest’anno ne sono state tolte 25 e il prossimo anno saranno più di 30. In un anno riusciamo a coprire 80-90 giornate di pesca, perché il maltempo non viene conteggiato e non lo si può recuperare. Si pesca sempre meno e c’è poco pesce. In Europa non tengono conto delle caratteristiche dell’Adriatico, un mare chiuso, poco profondo, non come un oceano».

I pescatori di Porto Garibaldi e di Goro rivendicano in coro il rispetto del duro lavoro e dei sacrifici delle piccole e medie imprese di pesca, che caratterizzano le marinerie locali, invocando tutti i livelli istituzionali ad applicare norme adeguate, aderenti alla realtà italiana, ben differente da quella dei mari del nord Europa.

«In tutta Italia ci sono 1.359 unità di pesca legate allo strascico – sottolinea Felletti –; il regolamento europeo ha fissato un tetto di 1.360 unità. Siamo pienamente in regola. Ma nella nostra zona ci sono ulteriori vincoli, come quello del poligono di tiro a mare di Casalborsetti, che vieta permanentemente transito e pesca in un’area sino a 12 miglia che dalla Sacca di Goro si estende fino a Ravenna».

Un’altra peculiarità delle costa comacchiese, che interessa tutto l’alto Adriatico, riguarda l’istituendo Sic, Sito di importanza comunitaria, per la tutela di tartarughe marine e delfini.

ALTRI DIVIETI

La nuova area di protezione a cascata produrrà ulteriori divieti alle flotte dei pescherecci. Come se non bastasse, «le giornate di lavoro diminuiscono, ma le spese aumentano – ha commentato Salvatore Parisi, un altro pescatore di Porto Garibaldi –; per ogni battuta di pesca si consuma una media di 450-500 litri di nafta, che costa 0,66 centesimi, dopo un aumento recente di 6 centesimi “di pacca”. Così non si va avanti».

È montato il malcontento in banchina, anche a causa di altre problematiche che investono il settore, a partire dalla mancata liquidazione dei rimborsi relativi al fermo pesca dello scorso anno, tanto per i marinai imbarcati, quanto per gli armatori.

«Adesso per andare in mare ci vuole un informatico – ha esclamato Filippo Cazzanti, un altro pescatore –, per gestire le strumentazioni di bordo obbligatorie. È ora di finirla. Ci lascino lavorare».

LE DIFFICOLTÀ

Da Goro si è unita una delegazione di pescatori della marineria “cugina”, rappresentata da Raffaele Boscolo, il quale, ha fatto notare come «tra misure delle maglie delle reti, fermo pesca, distanze da tenere dalla costa non riusciamo più a lavorare. Si va in mare al massimo due volte alla settimana, tenuto conto delle giornate da calendario e dell’incognita maltempo. Abbiamo famiglia e così non riusciamo più a vivere».

Rimarcando che il sit in andato in scena ieri sul molo è stato «l’inizio di un percorso e non uno spot», Vadis Paesanti, vicepresidente regionale di Confcooperative FedAgriPesca, auspica che «i due rami del nostro Parlamento e i nostri europarlamentari si impegnino a fondo per salvare la pesca italiana, diminuita del 50% negli ultimi trent’anni. Non c’è ricambio generazionale, troppi vincoli, burocrazia, sbarco gps».

Katia Romagnoli

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