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Veleni nella Lega, invia lettere minatorie a se stessa e a Lodi

Scoperta dalla Digos. Rossella Arquà indagata per minacce e simulazione di reato. Sarebbe l’autrice delle missive, incastrata dalle telecamere

FERRARA. Non poteva che dare le dimissioni, Rossella Arquà, consigliere Lega in consiglio comunale, perché indagata di minacce al vicesindaco Nicola Lodi per diverse lettere anonime, con tanto di proiettile (militare) dentro, e di simulazione di reato, per aver fatto finta che alcune lettere fossero contro di lei, di fatto autominacciandosi, per depistare – l’ipotesi – le indagini sulle minacce a Lodi, in corso da due mesi –.

Motivi personali


Dopo le dimissioni dell’Arquà, ieri con una nota “pilatesca”, il Comune informava che la Presidenza del consiglio comunale «ha ricevuto le dimissioni della consigliera comunale Arquà per motivi personali». Nessun cenno, ovviamente, ai motivi giudiziari, ingombranti e imbarazzanti all’interno della Lega e del Comune (la Arquà, consigliera, è responsabile organizzativa della Lega), visto l’evolversi di questa vicenda su cui indagano procura e Digos: una indagine che ha accorpato una decina di fascicoli, quelli relativi alle lettere inviate e spedite, dall’aprile scorso, in diversi modi: per posta alla sede della Lega in via Ripagrande e in Comune, depositate nella buchetta delle lettere, e anche – poiché la Arquà aveva capito di essere controllata dalla Digos, fuori – sarebbero state fatte trovare nell’auto della Arquà stessa. Una vicenda che prende il via nell’aprile scorso con le prime lettere alla Lega: minacce per il vicesindaco Nicola Lodi con un crescendo: “guardati le spalle” “attento al buio”, fino al proiettile – militare – allegato. Lettere che lei stessa, la Arquà diceva aver ricevuto per la Lega, e poi sequestrate dalla Digos una dopo l’altra. In una successione di paura: «Un mese e mezzo di preoccupazione, non solo per me», spiegava ieri il vicesindaco Lodi. Poi l’intuizione, politica e investigativa, che non poteva che essere stata la consigliera della Lega.

Primo indizio

Anche perché sulle buste c’erano solo e soltanto le impronte dell’Arquà, primo indizio. Poi, giovedì scorso, dopo l’ultima lettera trovata, la comunicazione alla Digos che sapeva tutto grazie alle telecamere piazzate all’interno degli uffici della sede Lega. Quindi la perquisizione in casa della Arquà, dove sono stati trovati dagli ispettori Digos anche ritagli di giornale usati per comporre le frasi e altri riscontri. Tutto come Csi, peccato che il possibile movente sarebbero solo e soltanto veleni nella Lega. Ora l’indagine che deve verificare il perché di questi “veleni”, e soprattutto sgombrare dubbi sulla attribuzione delle minacce, se tutte alla Arquà e perché. Il vicesindaco Lodi minacciato dalla Arquà risponde così: «Non so, invidie, gelosie politiche», spiegava alla Nuova. Ricevendo già la confessione dalla consigliera: “ho fatto una porcata” gli avrebbe detto. Ma certo non sarà un’attenuante. –

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