Fratelli d’Italia in crescita Il coordinatore Malaguti alza la posta con gli alleati «Senza di noi non si vince»

«È presto per dare un voto alla giunta Fabbri: con lui e Naomo non ho rapporti Chi ci chiama fascisti non ha altri argomenti per misurarsi con noi»  

L’intervista



Mauro Malaguti, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia di Ferrara, è impegnato in una campagna di tesseramento per cercare adesioni per il partito di Giorgia Meloni.

Malaguti, la vediamo aprire nuovi circoli di FdI in provincia, vi state allargando?

«Certamente, il trend a livello provinciale riflette la crescita a livello nazionale, forse in proporzione la supera anche, ora abbiamo circoli praticamente in tutti i comuni della provincia e nuove sedi a livello locale».

I sondaggi nazionali sono un conto, i voti veri a livello locale un altro. Quanto pesa FdI in provincia di Ferrara ora e può aspirare ad affrontare un’alleanza alla pari con la Lega che ricordiamo non più tardi di due anni fa (parliamo sempre di voti e non sondaggi) aveva una maggioranza predominante sul territorio?

«Al di là delle percentuali di consenso ai singoli partiti che, sondaggi a parte, si evinceranno nelle prossime tornate elettorali, la Lega, come FI, sanno che senza FdI non si vince, quindi l’unità di coalizione, che è un valore indiscutibile, deve fondarsi prima di tutto su un reciproco rispetto che prescinda dalla matematica».

Questa possibile federazione tra Lega e Forza Italia può fare bene al centrodestra? E perché voi siete fuori da questo progetto?

«Un sondaggio recente ha evidenziato che Lega e FI unite farebbero perdere voti alla coalizione di centrodestra rispetto al presentarsi alleate, siamo tre forze politiche unite da una visione comune sui massimi problemi della società ma con tre storie e tradizioni politiche diverse e peculiari, che credo siano un valore aggiunto nelle scelte degli elettori».

Come vi state preparando alle prossime elezioni amministrative?

«Stiamo sondando i nostri referenti locali per trovare con loro i candidati migliori, la scelta della persona in una elezione a sindaco è spesso fondamentale».

Chi sarà il prossimo presidente della Provincia?

«Dato che attualmente la quota di maggioranza nella coalizione è della Lega, credo sia giusto sia lei ad esprimere il nominativo, che ovviamente deve provenire da un Comune in cui siamo alleati. Ci sono diversi amministratori capaci come il sindaco di Terre del Reno Roberto Lodi o quello di Bondeno Simone Saletti, dunque sempre nell’ottica del reciproco rispetto siamo disponibili ad una proposta che ci verrà avanzata».

Un voto alla giunta Fabbri in questi primi due anni?

«Credo sia presto per dare voti, sono passati nemmeno due anni e una nuova amministrazione ha sempre bisogno di un periodo di rodaggio».

Lei non ha grandi rapporti con sindaco e soprattutto vicesindaco, un fatto personale o ci sono distanza anche politiche?

«Guardi, non è un problema di rapporti grandi o piccoli, semplicemente la verità è che non ne ho affatto di rapporti. Quando il sindaco Fabbri è stato eletto gli avevo offerto la mia disponibilità, anche senza alcun incarico, anche solo a livello di consigli, idee, progetti, maturati per la mia conoscenza della realtà ferrarese da cittadino e in forza dei miei 30 anni di amministratore di opposizione, dal consiglio di circoscrizione a quello comunale, dal provinciale al regionale, Fabbri ha ritenuto di non averne bisogno e io non posso che rispettare la sua scelta».

Fabbri ha detto che si ricandida nel 2024. Cosa ne pensa?

«Ogni sindaco ha diritto al secondo mandato, poi saranno come sempre i cittadini a scegliere se confermarlo o meno per quanto ha fatto nel primo».

Come vede questi veleni che stanno venendo fuori nel gruppo della Lega, tra minacce e proiettili, dimissioni e trenini, serve un chiarimento secondo lei tra le forze di maggioranza visto che bisogna arrivare fino al 2024?

«Sono vicende che non conosco e, da quanto leggo, non attengono alla politica, chi è preposto a fare chiarezza nelle opportune sedi la farà».

È difficile togliervi di dosso l’etichetta di fascisti? Perché un moderato dovrebbe votare secondo lei FdI?

«Guardi, l’etichetta di fascisti è oramai solo nella testa di chi non ha altri argomenti per misurarsi con noi. La dimostrazione è che tra i nuovi iscritti non solo registriamo i cosiddetti moderati, ma persino persone di sinistra. Un paio di mesi fa una coppia di amici, che conosco da una vita e so essere stati sempre vicini addirittura a Rifondazione comunista, mi hanno telefonato per chiedermi di potersi iscrivere a FdI, io un poco stupito gli ho risposto che ne sarei stato felice ma gli ho chiesto cosa gli avesse fatto cambiare così radicalmente idea, la loro risposta è stata: “Siamo arrivati alla convinzione: l’unica politica che sta lavorando davvero per gli italiani è Giorgia Meloni”. Questo è quanto...». —