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Anche la Arquà aveva avuto la “scorta”. Dopo le lettere minatorie a Lodi e se stessa

Veleni nella Lega. Revocate le protezioni a Lodi e consigliera, che autominacciandosi era una vittima da proteggere  

FERRARA. Non era una scorta, ma una sorveglianza quella decisa dagli organi di sicurezza cittadini per il vicesindaco Nicola Lodi, per le lettere minatorie ricevute. Si trattava di una vigilanza disposta d’urgenza dal Comitato ordine e sicurezza della Prefettura, un servizio chiamato Vgr (Vigilanza Generica Radiocollegata) che consiste in passaggi più frequenti delle pattuglie davanti all’abitazione e nei luoghi sensibili.

Ma se per il vicesindaco era dovuta la vigilanza, essendo lui il minacciato, ciò che fa ancor più sorridere oggi – vista poi l’evouzione della vicenda – è che la stessa vigilanza Vgr era stata decisa anche per Rossella Arquà, perché vittima di minacce contenute nelle lettere che – poi si è scoperto – lei stessa aveva inviato e aveva fatto trovare in diversi posti (anche la sua macchina, per non essere controllata dalla Digos). E allora, dopo le minacce “fai da te” della Arquà a se stessa e al vicesindaco Nicola Lodi, il primo segnale dell’allarme rientrato è proprio la revoca di queste due protezioni, non una “scorta” come sussurrano ironicamente in città, ma la Vgr che obbligava pattuglie delle forze dell’ordine a girare spesso sotto la casa di Lodi e Arquà e e anche nelle sedi di lavoro, Comune e ufficio Lega dove la Arquà stessa svolgeva il ruolo di responsabile della organizzazione del partito.


Tutti obiettivi sensibili e ritenuti tali dopo quelle prime lettere minatorie inviate contro Lodi e fatte trovare dalla stessa Arquà. Il paradosso di questa vicenda che – inutile negarlo – fa sorridere e non poco, tutta la città e anche mezza Italia, è che ad entrambi erano stata assegnata questa tutela, ora per fortuna del tutto revocate vista la “burla” scoperta.

Ma perché la protezione all’Arquà? Semplice, perché dopo la prima ondata di lettere (anche con proiettili) a Lodi, nella seconda ondata compariva come obiettivo delle minacce anche lei: gli inquirenti hanno ipotizzato che lei stessa, una volta venuta a conoscenza delle indagini in corso della Digos, avrebbe pensato ad indirizzare le minacce su stessa per depistarli. Non c’è riuscita, ma non è stato facile incastrarla come ha fatto emergere l’indagine. Ad esempio, quando le telecamere piazzate all’esterno della sede della Lega inquadravano la buchetta delle lettere dove venivano ritrovate le buste minatorie, lei era sempre di spalle e non era possibile verificare se inserisse lettere o le ritirasse. Per coglierla con le mani sulle lettere, così gli inquirenti avevano piazzato telecamere dentro l’ufficio della Lega e con questo stratagemma è stata scoperta, si è avuta la certezza che era lei l’artefice della campagna di minacce “fai da te”, è stata perquisita casa sua e qui c’erano altre prove e riscontri: i famosi ritagli con cui costruiva le lettere anonime. Alla fine, non poteva che venire revocatala Vgr (vigilanza), anche se molti si chiedono chi pagherà: sarà possibile oltre al processo penale attivare davanti alla Corte dei conti una indagine per danno erariale? Addetti ai lavori dicono di sì, per i soldi pubblici spesi per la Vgr e per una indagine alla Csi.

Daniele Predieri

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