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Ferrara, lettere anonime e veleni. «Consiglieri minacciati e intimiditi. Il Comune deve essere commissariato»

Esposto dei capigruppo di minoranza a Viminale e Prefettura: «Inficiata la libera espressione di voto degli eletti»

FERRARA. Pressioni, veleni, minacce, buste con pallottole, gogne confezionate con documenti riservati. Dal trenino-gate del gennaio 2020 alle recenti lettere minatorie al vicesindaco e ai consiglieri leghisti “dissidenti” Savini e Caprini, l’ultimo anno e mezzo di amministrazione comunale è stato scandito da episodi «che mettono in dubbio la libera determinazione del pensiero dei consiglieri eletti dai cittadini».

A sostenerlo sono i gruppi di minoranza che ieri hanno inviato alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e al Prefetto di Ferrara Michele Campanaro un esposto in cui si chiede di «verificare se il consiglio comunale sia nelle condizioni di operare nel pieno delle proprie facoltà, con consiglieri liberi di esercitare la propria funzione in assenza di vincolo di mandato, oppure se le gravi minacce pervenute possano impedire la libera espressione di voto in consiglio comunale, di fatto condizionandolo», scrivono i capigruppo Roberta Fusari (Ac), Francesco Colaiacovo (Pd), Dario Maresca (Gam), Tommaso Mantovani (5Stelle) e Anna Ferraresi (Gruppo Misto).


Di fatto una richiesta di commissariamento del Comune; ma al tempo stesso un atto, spiegano «a difesa dell’istituzione», considerato che pressioni e veleni sono espressione di un “fuoco amico” tutto interno alla maggioranza «per mettere a tacere ogni forma di dissenso». Ultimo capitolo «che rappresenta la sintesi di quanto sta accadendo», il pasticcio della Commissione edilizia dimissionaria, che il dg Mazzatorta ha spiegato con non meglio definiti «contrasti interni» e l’ormai ex presidente Campi con le «minacce ricevute» per il suo dissenso al progetto di trasformare in studentato il complesso del Chiozzino.

Ma prima ancora, mettono nero su bianco nell’esposto i capigruppo di minoranza, c’era stata la fuoriuscita dalla Lega della consigliera scomoda Anna Ferraresi, a cui era stato offerto un posto da hostess del trenino turistico in cambio delle sue dimissioni. La stessa consigliera, ora nel Gruppo Misto, ieri ha ricordato «i continui attacchi e intimidazioni» subiti nel corso di assemblee municipali e commissioni. Da un anno inoltre la Digos sta indagando sulla diffusione, nel maggio 2020, di verbali della Polstrada di Altedo risalenti al 2014 «quando fui trovata positiva all’alcoltest. Documenti riservati che contenevano dati sensibili miei e del mio ex compagno, e che sono stati fotocopiati e inviati a tutti i gruppi consiliari. E tutto questo senza che nessuna consigliera di maggioranza mi abbia mai espresso solidarietà, anzi».

Pur non citate nell’esposto, ci sono altre vicende ricordate dalle opposizioni: la lettera del vicesindaco alla Cidas e la situazione che si è venuta a creare all’Asp, «dove da due anni non è assicurato un contratto di servizio - ha sottolineato Colaiacovo - e dove il direttore generale opera con un mandato a tempo, senza le necessarie condizioni di autonomia». E poi naturalmente le lettere anonime inviate al vicesindaco Lodi e ai consiglieri leghisti Caprini e Savini, questi ultimi più volte critici con alcune scelte dei compagni di partito, e per le quali è indagata ora la ormai ex consigliera della Lega Rossella Arquà.

Dunque, riassumono, «fatti di una gravità inaudita», che rivelano «una continua ingerenza ad hoc su singoli interventi» e verso i quali «il sindaco Fabbri non ha mostrato il necessario polso. Invece di assicurare i cittadini di avere la situazione sotto controllo, ha cercato di minimizzare, anche di fronte alla nostra richiesta di costituzione di parte civile nel caso l’inchiesta sulle lettere anonime approdi a un processo». Da qui la segnalazione a Viminale e Prefettura, che ora potrebbe «nominare una Commissione di indagine per verificare, in tempi stabiliti, quanto esposto».—

Alessandra Mura

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