Lunedì addio coprifuoco in tutte le regioni

ROMA. Come ampiamente annunciato da lunedì tutte le regioni – tranne momentaneamente la Valle d’Aosta – diventano zona bianca, ovvero a basso rischio contagi. Non ci sarà più il coprifuoco, vengono riformulate le regole anti-contagio (come quelle che consentono le tavolate all’aperto senza limiti) e vengono anticipate anche in Toscana, Marche, Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e provincia di Bolzano le riaperture previste per il 1° luglio: quindi centri termali, piscine al chiuso, sale gioco e centri ricreativi.

A conferma della situazione positiva del nostro Paese dal punto di vista epidemiologica c’è anche la valutazione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie che ha classificato come zone verdi – ovvero le più sicure dal punto di vista sanitario in Europa – ben quindici regioni italiane: Molise, Sardegna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria e Puglia. Rimangono per ora fuori da questa colorazione Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata e Valle d’Aosta.


Non abbassare la guardia e continuare a martellare resta comunque l’ordine di scuderia del governo per non rimettere in discussione i passi verso la ripartenza e la ripresa dell’intero Paese. Per questo almeno per ora non è stata fissata una data per eliminare l’obbligo delle mascherine all’aperto. «Chiederò domani un parere al Comitato tecnico scientifico – ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi – perché ci dica esplicitamente se si può togliere o no».

Il rischio insomma deve essere sempre «ragionato» e «ponderato». E sulla proroga dello Stato di emergenza – che scade il 31 luglio – Draghi ha tagliato corto: «È vero che non mi sono mai espresso su un’eventuale proroga dello stato di emergenza ma se avessi avuto intenzione di esprimermi mi sarebbe passata la voglia dopo avere letto l’articolo del professor Cassese ieri, che richiama tutti quelli che si vogliono esprimere prima, al fatto che non si può decidere lo stato di emergenza con un mese e mezzo di anticipo. Un’emergenza è un’emergenza che si verifica, quindi lo decideremo quando saremo vicini alla data di scadenza». —