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Ferrara, nessun segno di traumi sul bimbo morto. Si attende l’esito dell’esame tossicologico

Eseguita ieri mattina l’autopsia. Non può essere ancora l’esclusa l’ipotesi di un evento naturale o accidentale

FERRARA. Resta ancora un giallo la morte del bambino di un anno trovato senza vita giovedì scorso, in una casa della città. L’autopsia eseguita ieri mattina non sembra aver fornito al momento risposte definitive sulla causa di morte del piccolo.

L’esame approfondito sul corpicino non ha evidenziato segni di traumi o di violenza esterni, come aveva già rilevato il medico legale Paolo Frisoni (che ieri ha eseguito l’autopsia) durante il sopralluogo effettuato tre giorni fa sul luogo del decesso. L’accertamento medico-legale non avrebbe fatto emergere neanche segni che potrebbero indicare maltrattamenti o danni fisici subiti in passato, comunque in un tempo meno recente.


Rimangono quindi aperte alcune ipotesi, ora all’attenzione degli esperti e degli inquirenti che hanno il difficile compito di ricostruire il quadro – tutt’altro che limpido – delle circostanze e delle eventuali responsabilità all’interno delle quali è maturata questa tragedia familiare. Un fatto che ha turbato l’opinione pubblica e ha offerto diversi spunti ad analisi condotte anche al di fuori dall’ambito prettamente giudiziario.

Un primo scenario potrebbe essere il prodotto di un evento naturale o accidentale (avvenuto cioè al di fuori della capacità e possibilità di controllo della madre), un’altra ipotesi potrebbe chiamare in causa avvenimenti o situazioni che richiedono, ad esempio, l’esecuzione di ulteriori accertamenti di tipo tossicologico. La madre ha avuto problemi di tossicodipendenza e nella casa dove abita sarebbe stata trovata sostanza stupefacente. Per ottenere riscontri da questo versante dell’accertamento medico-legale bisogna attendere però qualche settimana.

IL CONTESTO FAMILIARE

Il piccolo condivideva il lettone con la mamma 29enne in un alloggio di un quartiere popolare della città dove abitavano anche i due fratellini. La donna all’arrivo dei carabinieri si era autoaccusata della morte del figlio ma più tardi, dopo il ricovero in ospedale, ha ritrattato. Aveva tagli sulle braccia (un probabile tentativo di autolesionismo) e, dopo i primi accertamenti sanitari, è stata trasferita nel reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Anna. È stata trovata positiva ai test su alcol e droga. Fino ad ora la donna non è stata in grado di fornire una ricostruzione dei fatti che possa essere ritenuta attendibile dagli investigatori.

La procura, nel frattempo, ha disposto l’esame medico-legale e sta pianificando altri atti d’indagine. Si spera di poter acquisire, prima o poi, elementi significativi da un interrogatorio della donna. Il contesto è complicato dalla situazione personale e familiare della madre del piccolo. In passato aveva aggredito a coltellate il marito che da qualche tempo ha lasciato il tetto coniugale. La 29enne era stata seguita in passato dal Sert (il Servizio tossicodipendenze) e da un paio d’anni era stata presa in carico dai servizi sociali. Un altro capitolo, compreso quello del destino dei due fratellini del bambino morto, che è ancora in buona parte da scrivere. —

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