Circoli, la grande paura

Nel Ferrarese tre chiusure sicure, tante situazioni incerte. La presidente Arci: ma i giovani ripartono

FERRARA. La pandemia non ha messo in ginocchio soltanto migliaia e migliaia di famiglie, ma anche i tanti circoli Arci e Acli disseminati sul territorio tra Ferrara e la sua provincia. Un patrimonio di socialità, spirito solidaristico e fonte di reddito che rischia di andare perduto.

Peggio della Bolognina

L’epidemia potrebbe avere effetti ben peggiori della Bolognina sulle case del popolo e i circoli Arci. Adesso non si tratta più di “chi deve entrarci” tra le varie anime della Sinistra, ma di vera e propria sopravvivenza. E tra gli stessi presidenti provinciali c’è già chi preconizza la fine di alcuni storici circoli.

Si cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma le difficoltà appesantiscono il quotidiano e sono un tarlo anche a livello psicologico. «È stato un periodo durissimo – conferma Paolo Pastorello presidente provinciale delle Acli – che ha messo a dura prova la tenuta gestionale dei nostri circoli. Per fortuna e per bravura di chi li gestisce direttamente, non dovremmo registrare chiusure definitive, ma siamo sempre sul chi vive perché la fase è dura per tutti. Sono 20 i circoli Acli tra Ferrara e la provincia – dice ancora Pastorello – e al momento mi risulta che tutti abbiano chiesto la nuova iscrizione. Le spese sono tante e importanti, penso agli affitti, alle bollette, alle tasse. In questo senso mi auguro che dalla Regione possano arrivare adeguati ristori e indennizzi, anche attraverso un bando che mi pare sia quasi pronto. Per ora – conclude Pastorello – gli unici ristori sono stati quelli per le sanificazioni».

Se l’Acli sul fronte circoli punta a una non semplice ripresa post pandemia, anche l’Arci vive diverse problematiche, nonostante una presenza molto capillare sul territorio. «Certo, è stato un anno molto faticoso per tutti – spiega Francesca Audino, vice-presidente Arci provinciale, che tra l’altro domani sarà nominata, salvo sorprese, presidente provinciale, incarico lasciato di recente per motivi lavorativi da Alice Bolognesi – E a questo proposito purtroppo devo confermare che 3 circoli, Libolla di Ostellato, Ospital Monacale di Argenta e Sabbioncello San Vittore di Copparo non riapriranno più. Le risorse, per ora, non lo consentono. Però ci facciamo forza – assicura Audino – e contiamo di proseguire nel migliore dei modi l’attività dei 35 circoli Arci disseminati tra Ferrara e provincia. E voglio anche sottolineare e mettere giustamente in evidenza i nostri 4 circoli giovanili che stanno ripartendo. Oltre ai circoli vanno tenute in considerazione anche le 80 associazioni che gravitano nell’orbita Arci».


Si rivede la luce

Fortunatamente, dal 14 giugno scorso sono riprese le attività sociali: «È così – conferma ancora Audino – si può giocare a biliardo e a carte, ma la mascherina va sempre portata. Anche l’attività tipo bar ha potuto rimettersi in moto. Speriamo non ci si debba più bloccare. È infatti urgente e non rinviabile riaprire tutti i circoli e far ripartire le attività dei luoghi di socialità e diffusione della cultura, in sicurezza e con le stesse regole e protocolli degli altri. Proprio in questi giorni sto partecipando a diverse assemblee per organizzare la ripartenza». Un periodo che, insomma, ha pesantemente penalizzato le associazioni di promozione sociale e culturale, tra i settori più colpiti e dimenticati dalla crisi legata all’emergenza sanitaria.

Per questo sia Pastorello che Audino chiedono al Governo e al Parlamento «di mettere in campo ogni iniziativa legislativa per far sì che possa riprendere appieno l’attività ricreativa e culturale dei Circoli verso i soci». Infine, si registra la presa di posizione significativa del vice-presidente del circolo Acli di Quartesana: «Abbiamo bisogno di ristori come si ha bisogno dell’aria – dice infatti Alessandro Accorsi – dal Comune di Ferrara abbiamo ricevuto 500 euro, è qualcosa ma è insufficiente per fare fronte a tutte le spese, luce, gas e acqua. Praticamente, siamo stati chiusi dal 24 ottobre 2020 al 16 marzo di quest’anno, 2021. Un periodo lunghissimo dal quale ora – conclude Accorsi – dobbiamo avere la forza di uscire in maniera definitiva».


Molti piccoli paesi di provincia sono custodi di una solidarietà che a fatica si ritrova nelle grandi città. E che proprio per questo le istituzioni devono saper cumulare ed investire nel migliore dei modi. —


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