Fondazione Estense contro Ue I legali consigliano prudenza

Meglio attendere l’esito del ricorso “gemello” delle Marche alla Corte europea Intanto torna l’utile grazie al maxi-divendendo della Cassa depositi e prestiti

La Fondazione Estense archivia il 2020 con un ritorno all’utile, contabile ma sempre incoraggiante, e mette ancora tra parentesi la decisione sull’azione legale alla Corte di giustizia europea contro la Commissione Ue per via dell’opposizione all’ingresso del Fondo interbancario nell’allora Carife, che avrebbe salvato la banca e quindi il patrimonio di Palazzo Crema. La scelta sarà fatta avendo in mano l’esito del ricorso già presentato dalla “cugina” Fondazione Marche, che potrebbe essere imminente. Sono in gioco potenziali risarcimenti da decine di milioni di euro, che cambierebbero le prospettive dell’ente e anche quelle delle decine di realtà che dipendono dalle sue erogazioni. Si lavora anche alla fusione con altre realtà regionali.

temporeggiare


La decisione sul ricorso, che è tornata d’attualità dopo la sentenza delle Corte Ue sul caso Tercas nella quale si legittimano gli interventi di organismi come il Fidt nelle banche, in verità era attesa già in questa fase. «Abbiamo sentito due pareri legali, da parte di studi specializzati in questo tipo di procedimenti - spiega il presidente della Fondazione, Giovanni Polizzi - La normativa europea in materia è molto complessa e rigida, entrambi i pareri consigliano in sostanza di attendere l’esito del ricorso delle Marche, che non dovrebbe tardare». Il procedimento è stato avviato nel gennaio scorso, la Corte Ue si è già riunita e il verdetto è ormai atteso, se non entro luglio, quantomeno a settembre. Un ricorso di questo tipo è lungo e molto costoso, quindi è comprensibile che Palazzo Crema preferisca misurare le chance di successo dal tipo di risposta che arriverà su di un caso analogo (anche se non identico, solo Carife aveva già una procedura definita per il salvataggio Fidt), come appunto quello marchigiano.

numeri confortanti

Intanto la Fondazione Estense si fa coraggio con i numeri del bilancio 2020, che appunto segnala un ritorno all’utile per circa 500mila euro: non si producono soldi spendibili, perché il risultato è il frutto di accantonamenti e movimenti contabili, ma è stato possibile annullare le posizioni debitorie nei confronti di Bper per il mutuo su Palazzo Crema e con Unife per il decreto ingiuntivo da 430mila euro dell’università per erogazioni deliberate in passato e mai liquidate. È particolarmente robusto il contributo dei dividendi azionari che provengono dalla partecipazione in Cassa depositi e prestiti, 320mila euro che rappresentano circa il doppio di quanto previsto.

Anche nel 2020 è stato possibile confermare l’attività erogativa a sostegno di progetti di volontariato e assistenza alle categorie deboli, attraverso il Fondo regionale di solidarietà: sono stati accolti 11 progetti per circa 160mila euro.

S.C.

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