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Ferrara, avvisi ai sanitari per i vaccini. Più di mille non rispondono

Altri sette hanno dichiarato di non avere nessuna intenzione di immunizzarsi. Sono 650 quelli che si sono messi in regola, altri 54 non sono in servizio

FERRARA. Dei 1.871 operatori sanitari non ancora vaccinati che nelle ultime settimane avevano ricevuto il “sollecito” dell’Asl a chiarire la propria posizione, 1.159 non hanno risposto, altri 7 hanno fatto sapere di non avere nessuna intenzione di immunizzarsi, 433 hanno dimostrato di avere effettuato la somministrazione, 217 hanno prenotato l’appuntamento e altri 54 hanno fornito la documentazione per dimostrare di non essere in servizio, perché pensionati, in maternità o per altre ragioni. A cui aggiungere un operatore che è risultato irreperibile.

È quanto emerge al termine del primo contatto effettuato dall’Asl a tutti gli addetti della sanità che rientrano nell’obbligo vaccinale e non risultavano - e in buona parte ancora non risultano - in regola con il decreto entrato in vigore il 1° aprile. La platea de 1.871 contattati comprende operatori della sanità pubblica e privata residenti nel Ferrarese e prestano servizio sia nelle strutture del territorio provinciale, sia extra provincia. La “pratica” dell’obbligo vaccinale è stata gestita dall’Asl, che nelle scorse settimane ha provveduto a recuperare gli elenchi di medici, infermieri e operatori sociosanitari non vaccinati, in diversi casi operanti anche in altre zone dell’Emilia Romagna o in altre regioni come La Valle d’Aosta, la Toscana o il Veneto.


Un lavoro certosino, considerato che per motivi di privacy gli elenchi contenevano i soli codici fiscali, da cui ricavare i nominativi. Il passo successivo è stato l’invio delle lettere (tramite posta elettronica certificata o raccomandata, con la richiesta di documentazione che attestasse l’avvenuta vaccinazione o i motivi che giustificassero il contrario.

La reazione più frequente è stata il silenzio: il 62 per cento degli operatori contattati (tra medici, infermieri e Oss) non ha fornito alcuna risposta; meno di una manciata, invece, coloro che hanno esplicitato apertamente il loro rifiuto, dichiarando di non volersi vaccinare. Per tutti, prima che si passi a mettere in atto le procedure previste dal decreto, ci sarà un’ultima chiamata. Nei prossimi giorni partiranno infatti altre 1.166 comunicazioni, nelle quali l’Asl solleciterà ancora una volta coloro che non hanno risposto a chiarire la propria posizione o a rivedere il loro rifiuto a immunizzarsi. In caso di diniego, il decreto sull’obbligo vaccinale parla chiaro: gli operatori che hanno rifiutato la somministrazione dovranno essere ricollocati svolvere mansioni non a contatto con i pazienti e il pubblico, e nemmeno con altri colleghi che a loro volta sono a contatto con i pazienti o con il pubblico. Un cambio che, dove possibile, potrebbe comportare un demansionamento. Se ricollocare gli operatori non vaccinati non dovesse essere praticabile, scatta la sospensione: il dipendente resta a casa senza stipendio fino al termine della campagna vaccinale, ma comunque non oltre il 31 dicembre.

Un’eventualità che non riguarderà sicuramente poco più di un terzo (34%) degli “avvisati”, i 650 che si sono messi in regola vaccinandosi (433) o avviando le pratiche per l’immunizzazione (217). Altri 54 al momento hanno deciso di vaccinarsi, in quanto non in servizio per varie ragioni: e dunque non hanno l’obbligo di immunizzarsi, ma “solo” la possibilità. —

Alessandra Mura

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