Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara e i vaccini, operazione-indecisi: «Immunità di gregge entro l’estate»

I medici di base: con il dialogo convinciamo gli assistiti. Zamboni (Unife): così blocchiamo gli effetti di Astrazeneca

FERRARA. L’obiettivo è raggiungere l’immunità di gregge entro l’estate, ma l’ultimo e fondamentale tragitto della campagna vaccinale va compiuto “per la strada”, recuperando la fiducia dei dubbiosi e dei perplessi soprattutto attraverso la rete dei medici di famiglia. «In questo momento i più titubanti sono i sessantenni, e i timori più forti riguardano il vaccino AstraZeneca - interviene il dottor Andrea Zamboni, medico di medicina generale - Nostro compito è dialogare con i nostri assistiti, saperli convincere e indirizzarli verso una scelta razionale e ragionata. Con molti dei nostri pazienti c’è un rapporto anche trentennale, fondamentale a cementare la fiducia. E l’opera di convincimento spesso funziona, alcuni vaccinati con la prima dose di AstraZeneca hanno chiesto di confermare il vaccino anche per il richiamo, pur non avendo ancora compiuto sessant’anni. E non meno importante, in questo contesto, diventa il passaparola tra gli assistiti».

Sono circa tremila gli under 60 ferraresi che avevano già avuto una somministrazione di AstraZeneca quando il Cts ha stabilito che il vaccino è indicato solo per chi ha più di 60 anni. Oggi si trovano di fronte a due scelte: il richiamo eterologo con altro vaccino o confermare AstraZeneca, firmando il consenso informato. «Siamo soddisfatti di queste indicazioni - spiega Roberto Bentivegna, dirigente Asl - Tra l’altro negli ultimi giorni negli Hub vaccinali sono aumentate le richieste di completare il ciclo con lo stesso vaccino».


Gli eventi avversi gravi provocati da AstraZeneca, ricorda il professor Paolo Zamboni, direttore del Centro di Malattie vascolari dell’azienda ospedaliero universitaria S.Anna, «hanno riguardato due, tre casi per ogni milione di somministrazioni». Zamboni dà voce «a un messaggio di grande tranquillità rivolto a chi è indeciso e timoroso nei confronti del vaccino anglosvedese», sul quale con un gruppo di esperti ha condotto uno studio per conto di alcune procure e del Ministero della Salute, Aifa ed Ema. Lo studio ha individuato il meccanismo che innesca le trombosi, ma soprattutto il sistema per riconoscerle e bloccarle in tempo. «Il problema nasce da una risposta anticorpale eccedente. Per motivi imprevisti certi anticorpi destinati a contrastare il Covid si aggregano e “ordinano” alle piastrine di aggregarsi e coagulare, con la formazione di trombi». I sintomi sono «un forte dolore nella parte destra dell’addome, tra il fegato e l’ombelico, che nessun antispastico riesce ad attenuare; e un mal di testa dolorosissimo e persistente». In presenza di questi sintomi, dopo aver ricevuto una dose di AstraZeneca «bisogna richiedere subito un consulto medico. Per la diagnosi bastano tre esami del sangue, che nella grandissima maggioranza dei casi escludono un legame con il vaccino. In caso contrario si agisce in modo tempestivo con una terapia evitando le conseguenze più gravi. Non ci sono motivi per temere il vaccino, che invece è l’unica strada per superare questa pandemia».

Quello dell’immunità, aggiunge il professor Giovanni Gabutti, direttore dell’Unità operativa di Igiene e Medicina Preventiva di Unife, è un obiettivo fondamentale, che si realizza quando «la popolazione immunizzata riesce a ostacolare la veicolazione del virus e a impedire che raggiunga i soggetti non vaccinati». Perché succeda «servono alti tassi di copertura, non meno dell’80%». A oggi nel Ferrarese il 60,8 % della “popolazione target” (316.402 persone) ha ricevuto la prima dose e il 34,9% il richiamo. I numeri indicano un rallentamento generale della pandemia (incidenza di 6,63 positivi ogni 100mila abitanti, 14 Comuni senza nuovi casi e una media di 7 contagi a settimana con un tasso di positività dell’1,05%) e dal 28 giugno le mascherine all’aperto non saranno più obbligatorie. Una scelta condivisibile, conclude Gabutti «ma l’errore più grande ora sarebbe abbassare la guardia: continuiamo a rispettare norme igieniche e distanziamento». —

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA