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Il caso Arquà scuote il Consiglio. «Dimissioni da revocare, non sostituitemi»

La diffida della consigliera leghista: le ho firmate perché ero turbata e sotto pressione. Il vicesindaco: noi andiamo avanti

Goccia dopo goccia i contrasti all’interno della Lega rischiano di riversare su Palazzo municipale un’onda straripante di veleno. L’ultimo “affair”, il caso Arquà, ha già varcato l’uscio della politica dopo essere fuoriuscito dagli uffici della procura con la notizia di un’indagine a carico della consigliera (ex) leghista per le minacce rivolte al vicesindaco, Nicola Lodi, eletto nello stesso partito, e a se stessa.

L’ultimo sviluppo sembra avere imboccato ieri la strada della giustizia amministrativa, il vicolo nel quale la vicenda sta entrando dopo la diffida notificata al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale del Comune a non procedere alla surroga della consigliera dimissionaria. «Non ho mai voluto dimettermi, si è approfittato soltanto di una mia condizione di gravissima difficoltà emotiva della quale riferirò all’autorità giudiziaria quando mi verrà richiesto - ha spiegato ieri Rossella Arquà sulla sua pagina Facebook – Finchè il vicesindaco Naomo Lodi continuerà a mantenere il suo ruolo istituzionale, non vedo il motivo per cui io debba lasciare il consiglio comunale».



La firma e i cassonetti

Il post spiega in parole semplici perché, con una serie di citazioni di diritto suggerite dall’avvocato della consigliera, Fabio Anselmo, la stessa Arquà ha inviato una comunicazione formale per pretendere l’annullamento della sua scelta di dimettersi dal Consiglio comunale. In sostanza – così viene argomentata la diffida – la consigliera dimissionaria non sarebbe stata capace, a causa del forte turbamento suscitato dalla perquisizione domiciliare subita il 10 giugno scorso ed effettuata dalla Digos, di valutare con la necessaria «lucidità» la decisione assunta, in quanto «si trovava in uno stato di profonda ed evidente prostrazione e disorientamento emotivo» provocati anche «dalla preannunciata (dal segretario provinciale del partito, Davide Bergamini, ndr) falsa e martellante campagna di stampa relativa alla vicenda giudiziaria che la vedeva protagonista».



In queste condizioni psicologiche – prosegue la lettera di diffida – sarebbe stata contattata l’11 giugno dal presidente del Consiglio comunale, Lorenzo Poltronieri, e invitata a presentarsi in Comune «per firmare le dimissioni» e, dopo il suo rifiuto, sarebbe stata raggiunta dallo stesso Poltronieri e dal suo segretario particolare, Giuseppe Milone», in via Spadari, «in prossimità dei cassonetti dell’immondizia adiacenti alle Poste centrali», dove le sarebbe stato «fatto firmare» un documento «già predisposto, contenente le dimissioni da consigliera comunale, che la stessa non ha avuto modo di leggere compiutamente». Il testo poi diventa tecnico e cita l’articolo 38 del decreto legislativo 267/2000 («le dimissioni da consigliere devono essere presentate personalmente ed assunte immediatamente al protocollo dell’ente»). L’appiglio per la diffida è rappresentato da una precisazione: «Le dimissioni non presentate personalmente devono essere autenticate ed inoltrate al protocollo per il tramite di persona delegata con atto autenticato in data non anteriore a cinque giorni».

Conflitto in consiglio

Un passaggio – quest’ultimo – che non sarebbe stato compiuto mentre una sentenza del Consiglio di Stato e una circolare del ministero dell’Interno, precisa ancora la diffida, dichiarano la legittimità dell’atto solo in caso che «le dimissioni vengano presentate personalmente al protocollo » oppure da un soggetto «munito di delega».

Arquà annuncia che «si presenterà ai prossimi consigli comunali», compreso quello di lunedì 28 giugno, «nel pieno possesso delle sue prerogative da consigliera» col rischio di innescare un potenziale conflitto istituzionale. Dal Comune ieri e dallo stesso vicesindaco è giunta la conferma che il Consiglio procederà alla surroga: «Abbiamo fatto le nostre verifiche, la sostituzione della consigliera che ha firmato le sue dimissioni è regolare – la dichiarazione di Nicola Lodi – Quelle dimissioni sono state annunciate a me e ad altri dalla stessa consigliera prima della firma dell’atto, a questo punto sto valutando se costituirmi parte civile contro di lei. L’avvocato Anselmo, questa volta, ha sbagliato obiettivo: sono io la parte lesa». A lui Lodi ha fatto riferimento con un post ieri sera: «Abbiamo un nuovo candidato sindaco». —

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