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La scelta di dimettersi nei messaggi a Naomo

Arquà scrisse al vicesindaco dopo l'apertura dell'inchiesta

FERRARA. Il nuovo risvolto politico del caso Arquà, con la diffida al Consiglio comunale per non procedere alla surroga della consigliera, rischia ora di arrivare sul tavolo della magistratura amministrativa. E nella vicenda, che ha assunto contorni piuttosto surreali, accanto alle questioni di diritto compare anche un riferimento alla pressione che il “sistema Lega” avrebbe esercitato sulla consigliera dello stesso partito in un momento di grave difficoltà costringendola a un atto che - scrive l’eletta – non avrebbe voluto compiere. Sul versante penale si attende l’interrogatorio della consigliera. Che nelle ore successive alla perquisizione domiciliare aveva scritto a “Naomo” Lodi messaggi telefonici in cui gli chiedeva scusa, si diceva disperata per motivi economici, affermava di non aver spedito tutte le lettere di minaccia e gli annunciava le sue imminenti dimissioni. —

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