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Ferrara, caso Arquà: pronti ricorsi al Tar e alla Corte dei conti

Per il legale della consigliera la surroga sarebbe illegittima e con effetti a cascata. L’interrogatorio di fronte al pm potrebbe avvenire già la prossima settimana

FERRARA. La maggioranza guidata dal sindaco Alan Fabbri e dal presidente del Consiglio, Lorenzo Poltronieri, hanno ribadito l’intenzione di portare domani all’assise municipale la surroga di Rossella Arquà, terzo punto all’ordine del giorno dopo eventuali comunicazioni e interpellanze. Al di là dello scontro politico che si annuncia via web con l’opposizione, finora ferma nell’intento di contestare la surroga vista l’intenzione manifestata dall’ex leghista di ritirare le dimissioni, a suo dire “indotte” dopo la vicenda delle lettere minatorie al vicesindaco Nicola Lodi, c’è l’aspetto giudiziario a promettere di rubare la scena. Il legale di Arquà, Fabio Anselmo, ha infatti pronte alcune mosse proprio a partire dall’inizio della prossima settimana.



Le mosse. Domani Anselmo intende incontrare la pm Isabella Cavallari, titolare dell’indagine sulle lettere, per ribadire «l’intenzione della mia assistita di farsi interrogare il prima possibile». Potrebbe essere già la prossima settimana, anche se la Digos, alla quale è stata delegata questa prima parte d’indagine, potrebbe voler attendere di avere in mano la copia forense del cellulare di Arquà, con chat e telefonate piene di contenuti in grado di confermare o meno la presenza di mandanti delle lettere preparate e “trovate” dall’ex consigliera. Anche Arquà è interessata ad avere in mano il suo cellulare, in modo da puntellare con riscontri la sua versione dei fatti, che prevede appunto la presenza di un “suggeritore” per alcune delle lettere che lei stessa si attribuisce (altre le disconosce), il cui nome, ha fatto intendere Anselmo, sarà rivelato al magistrato all’interrogatorio.



Anselmo intanto prepara l’impugnativa al Tar, «con i tempi necessari», contro la surroga che considera illegittima, e come conseguenza anche un ricorso alla Procura generale della Corte dei conti, sulla base di questo ragionamento: «La surroga non è valida e quindi vanno invalidati tutti gli atti successivi del Consiglio comunale, con danno erariale da calcolare».

Reazioni stellate. Si schierano per la nullità delle dimissioni anche Stefania Ascari e Vittorio Ferraresi, deputati M5s. «Non entriamo nel merito delle indagini per minacce - dicono i due - tuttavia si devono analizzare i fatti: lo scorso giovedì la consigliera ha presentato una diffida al Consiglio comunale a procedere alla surroga. In base a tale atto, Arquà ha precisato di aver firmato un documento di dimissioni già predisposto, depositandolo senza alcuna delega e fatto firmare per strada». I due deputati rivelano di aver chiesto «un incontro con il ministero dell’Interno per fare piena chiarezza sulla vicenda. Riteniamo infatti vada tutelato il diritto di ogni consigliere comunale di esprimere liberamente il proprio pensiero, assumendo le proprie decisioni in autonomia e libertà». —

Stefano Ciervo

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