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Copparo, i lavoratori di Clara: «Il futuro è a rischio»

Mercoledì sciopero e presidio contro le scelte unilaterali dell’azienda. Appalti, mancato accreditamento e sicurezza i temi in gioco

COPPARO. Ieri, per tutta la giornata, i lavoratori dei settori ambiente, energia e gas sono stati chiamati dalle organizzazioni sindacali allo sciopero contro l’adozione di un articolo del codice degli appalti, il 177, che mette in pericolo migliaia di posti di lavoro.

I lavoratori di Clara, erano quindi in presidio davanti alla sede centrale di Copparo, dove hanno espresso preoccupazione per la situazione e le scelte aziendali, oltre che contrarietà all’articolo di legge. Una cinquantina di persone (con adesione allo sciopero molto rilevante) si sono ritrovate all’entrata di Clara e sono rimaste, senza particolari problemi e con tranquilla civiltà, nella stretta via della sede. Durante la manifestazione c’è stato l’intervento dei sindacati, presenti con Fabio Artosi (Fp-Cgil), Massimiliano Vicentini (Fit-Cisl) e Claudio Minarelli (Uil), che poi hanno spiegato alla stampa la situazione, insieme al delegato sindacale di Clara Sandrino Zambonati.


Si è partiti dall’articolo 177 che, per i sindacati, obbliga l’impresa concessionaria a esternalizzare all’80% tutte le attività coperte dalla concessione, anche nel caso in cui le stesse siano svolte direttamente dal proprio personale, scomponendo e “smontando” un servizio essenziale e fondamentale per la comunità, un servizio che nella nostra regione si ritiene normale arrivi fino dentro casa. Una situazione che può provocare tremendi costi economici e sociali. A questo si aggiunge, in relazione a Clara, il fatto che non è ancora arrivato il riconoscimento regionale di accreditamento, che ha valore per 15 anni; la sua assenza renderebbe molto più difficile l’attività, la partecipazione agli appalti e così via. A questo si aggiungono, sempre nel caso di Clara, problemi di una gestione considerata verticistica, con scelte unilaterali e senza risposte alle istanze dei lavoratori, a cui nemmeno viene risposto, con impiego di addetti a tempo determinato che non fanno in tempo a costruirsi una professionalità adeguata e vengono continuamente sostituiti. Ci sono poi evidenti problematiche di manutenzione e quindi di sicurezza per i mezzi impiegati e di conseguenza per gli operatori. Nel complesso, si sostiene, sono a rischio lavoro e futuro per circa 700 famiglie. —

Alessandro Bassi

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