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Lettere minatorie a Lodi, rinviato l’interrogatorio dell’ex leghista Arquà

Attesa per le rivelazione dell'ex consigliera della Lega

FERRARA. Non si è svolto l’atteso interrogatorio di Rossella Arquà, indagata rea confessa per alcune delle lettere minatorie contro se stessa e il vicesindaco Nicola Lodi. Il faccia a faccia con il pm Isabella Cavallari era previsto per ieri mattina ma è saltato all’ultimo momento, non è chiaro per quale motivo. È probabile che venga ricalendarizzato, forse già la prossima settimana, dipenderà anche dall’esito dell’indagine che può avvalersi della copia forense del cellulare dell’ex consigliera comunale del Carroccio, con numeroso materiale utile a ricostruire i suoi rapporti con lo stesso Lodi e altre figure dell’universo leghista. Arquà, dopo la nomina come difensore di Fabio Anselmo, ha tenuto una posizione pubblica netta anche sulla parte penale della vicenda, e cioè l’autoaccusa solo su una parte delle numerose lettere minatorie, con tanto di proiettili, giunte negli ultimi mesi a Lodi ed altri esponenti della Lega; atti svolti su precisa indicazione di qualcuno (che l’avrebbe indotta ad «agire da bravo soldatino, secondo un accordo» ha detto il legale) il cui nome avrebbe fatto al primo interrogatorio. Anselmo ha sempre aggiunto di attendere con ansia questo appuntamento, avendo chiesto alla pm di svolgerlo il prima possibile. Ieri appunto il piccolo colpo di scena, probabilmente non l’ultimo di questa vicenda.

Resta aperta anche il dossier politico, visto che la sostituzione dell’Arquà sui banchi della Lega, lunedì scorso, è stata contestata dall’ex consigliera, che ha annunciato ricorsi al Tar e alla Corte dei conti. Le dimissioni non sarebbero state decise in maniera «tutt’altro che libera, indipendente e ponderata», in condizioni di «non serenità» per le conseguenze dell’indagine. —


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