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Salvataggio a Lido Scacchi, il racconto: «Erano fermi sulla prua e la loro barca andava a fuoco»

È stato il campione di vela Alessandro Siviero a soccorrere la famiglia al largo.  «Abbiamo visto il fumo e ci siamo precipitati da loro. Quei genitori sono stati bravissimi» 

LIDO SCACCHI. «Ho fatto quello che chiunque pescatore o marinaio avrebbe fatto al mio posto». È stato il campione di vela Alessandro Siviero, 31 anni di Goro, a mettere in salvo la famiglia che si è trovata sabato (3 luglio), al largo di Lido Scacchi, a bordo di un motoscafo che stava bruciando.

Per tutta una serie di coincidenze, Siviero e tre suoi amici si trovavano a poche centinaia di metri dall’imbarcazione e non ci hanno pensato due volte, precipitandosi a dare aiuto.



La paura

Siviero, assieme agli amici, si trovava a bordo della Falco blu e da Lido Estensi stava andando verso l’Isola dell’Amore a Goro. «Era una giornata molto tranquilla, con un po’ di vento per navigare bene in modalità gita – racconta il 31enne –. Ero con la mia amica Daniela, appassionata di vela come me, e suo figlio Nicola. E stato lui, medico anestesista all’Ospedale del Delta, ad accorgersi di quel fumo in mezzo al mare all’altezza di Lido Scacchi. Era ancora poco e non così nero. Daniela mi chiesto di andare, di avvicinarci perché forse qualcuno aveva bisogno di aiuto».

Siviero ha così ridotto le vele e acceso il motore, cambiando rotta. «Quando siamo arrivati, li abbiamo visti sulla prua, con il motoscafo già in fiamme. C’era la mamma, il papà e un bambino di cinque anni. Ci hanno subito detto di portare via il piccolo, ma noi abbiamo fatto salire tutti e intanto ci siamo allontanati perché non sapevamo bene cosa sarebbe potuto succedere e temevamo un’esplosione». Avevano il giubbotto e «hanno fatto tutto quello che dovevano. Padre e madre sono stati bravissimi, hanno mantenuto la calma facendo così in modo che il bambino non rimanesse traumatizzato».

Le fiamme intanto sono diventate sempre più alte e il fumo sempre più nero.

«Subito dopo di noi è arrivato anche un peschereccio a Porto Garibaldi, restando a debita distanza quando hanno visto e accertato che le persone a bordo erano in salvo. Quindi la Capitaneria di porto da Goro e i vigili del fuoco con le moto d’acqua, avendo solo i mezzi per il soccorso e non quelli per la gestione degli incendi in mare».

I soccorsi

La famiglia è stata fatta salire sulla motovedetta della Capitaneria e intanto anche l’ambulanza era già pronta sulla riva, ma le loro condizioni erano buone e non è stato necessario il trasporto in ospedale. «Vivo da sempre in mare (Siviero è un pescatore, ndr), lo conosco bene ed è per questo che uso sempre prudenza – va avanti Siviero –. In particolar modo non avevamo la più pallida idea di cosa sarebbe potuto succedere. Mi hanno detto che avevano ritirato da poco il motoscafo dal meccanico e che forse è stato un guasto al motore a fare andare la barca in cenere».

«Ho le immagini del fuoco, di quella famiglia impresse nella mente. Per tutta una seria di circostanze abbiamo rimandato la partenza di un’ora da Lido Estensi, trovandoci così nel posto giusto al momento giusto. Non dimenticherò mai quegli sguardi, quella scena, quei minuti interminabili , quella barca avvolta dalle fiamme in mezzo al mare». —

Annarita Bova

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