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Sindacati e Diocesi: «Sulle case popolari il Comune rifletta»

Due comunicati dove si segnala la sconfitta in tribunale derivata da una graduatoria considerata discriminatoria

FERRARA. I sindacati ribattono al sindaco Alan Fabbri sulle vicende della sentenze sulla graduatoria case popolari.

I sindacati. «Leggiamo preoccupati - dicono Cristiano Zagatti, Bruna Barberis e Massimo Zanirato, i segretari generali Cgil, Cisl, Uil Ferrara - le dichiarazioni del sindaco di Ferrara in merito alla sentenza che condanna ancora una volta il Comune per discriminazione.

Le parole sono quelle di un pioniere della politica della divisione, della contrapposizione e dell’ingiustizia sociale. Parole irresponsabili per una carica istituzionale. Un pioniere della politica di valore, di coesione, per la giustizia sociale avrebbe chiesto al Governo ed alla Regione di incrementare le risorse per le case popolari, per dare risposta ai bisogni crescenti dei cittadini; ricordiamo che rimangono senza casa oltre 600 famiglie “ferraresissime” ed è questo il merito che deve essere affrontato, il resto è demagogia pericolosa. La verità, non ciò che si prova a raccontare ai cittadini è invece che il comune di Ferrara ha violato la legge per mero consenso politico, negando diritti e cercando di trasformarli in concessioni. Si agisce l'intimidazione mettendo l'accento su nomi e cognomi dei ricorrenti, mentre per le graduatorie per gli alloggi si invoca la privacy. È indispensabile ripristinare il rispetto della civile convivenza, e invitiamo sindaco e giunta ad un comportamento consono e ad uno stile comunicativo rispettoso delle persone e delle istituzioni che rappresentano.



La Diocesi. Anche la diocesi di Ferrara-Comacchio entra nel merito della condanna in tribunale del Comune per la graduatoria sulla case popolari.

«La speranza è che nessuna famiglia che ne ha diritto sia stata esclusa per ragioni di razza e nazionalità».

«Con queste parole, dice la diocesi, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio aveva commentato l’esito del bando per l’assegnazione delle case popolari del Comune di Ferrara. Immediata una ridda di commenti, a partire dal sindaco fino al senatore Balboni, che consideravano ideologiche le parole dell’arcivescovo Perego e per nulla legate alla preoccupazione che la giustizia fosse rispettata».

«Con la sentenza del Tribunale di Ferrara - conclude la diocesi - si afferma chiaramente che il bando era davvero discriminatorio e irrazionale, e che la giustizia è stata lesa. Con tale pronunciamento si spera in un ritorno alla ragione, perché il sonno della ragione genera mostri». —

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