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Ferrara, una superperizia sullo stadio Mazza: è scontro tecnico per l’inchiesta sui lavori

Le difese degli indagati contro la procura annunciano l’incidente probatorio. È uno dei primi problemi della Spal di Tacopina 

FERRARA. La battuta circola tra addetti ai lavori, insidiosa e tagliente, sulla acquisizione della Spal da parte dell’avvocato newyorchese Joe Tacopina: «È come se avesse comprato una macchina usata senza che abbia passato la revisione regolare». Perché la prima grana della “nuova” Spal firmata Tacopina, potrebbe essere proprio la “revisione” giudiziaria da ottenere nel processo che verrà. Revisione legata all’inchiesta di procura e Guardia di finanza sui lavori dello stadio Paolo Mazza che vede nove indagati per frode in forniture e falsi in progetto e collaudi, tra tecnici e imprese che costruirono il “nuovo” Paolo Mazza.

L'INCHIESTA

L’inchiesta, lo ricordiamo, è stata chiusa nelle settimane scorse, ma poi riaperta in questi giorni (notizia dell’ultima ora) e richiusa nuovamente, con l’invio di nuovi atti giudiziari perché i primi erano incompleti (sono stati allegati nuovi documenti tecnici e le intercettazioni). Una indagine che rende, comunque, incerto il futuro sull’uso dello stadio Mazza se le tesi d’accusa dovessero essere confermate: ossia, che i lavori non sono stati eseguiti a regola d’arte, che per la messa a norma servirebbero 600mila euro, e che solo dopo questi interventi lo stadio potrà garantire parametri di sicurezza assoluti visto che gli stessi collaudi dell’opera sono ritenuti essere stati falsificati.

Si tratta di tesi d’accusa – sottolineatura importante – parziali, che non rappresentano la verità certa visto che sono del tutto contrastate da chi il nuovo stadio lo ha progettato, collaudato e costruito e che da due anni critica l’inchiesta e le conclusioni di procura, finanza e i loro tecnici. Avvocati e consulenti tecnici dei 9 indagati – e anche della Spal, affittuario del bene e Comune di Ferrara, proprietario dello stadio – sono assolutamente discordi dalle conclusioni della procura e dei tecnici (Pellegrino e Organte), mettono le mani avanti e adesso chiederanno alla procura una superperizia, in incidente probatorio, con valore di prova subito e con un tecnico superpartes che dica chi ha ragione tra procura e consulenti o gli altri indagati, loro difese e tecnici, compresi Spal e Comune.

«Alla luce del fatto che le conclusioni dei consulenti della procura sono contrastate da quelle dei nostri consulenti, per le difese, e da quelli delle parti lese Spal e del Comune, nei prossimi giorni formalizzeremo la richiesta di incidente probatorio: lo facciamo per evitare lungaggini nelle procedure, che penalizzino il futuro dello stadio e così chiudere al più presto il procedimento penale e porre fine al tormento giudiziario delgli indagati, poiché è nostro convincimento che lo stadio è sicuro, che lavori, progetti e collaudi sono stati eseguiti tutti a norma», spiega l’avvocato Alberto Bova che difende uno tra i maggiori indagati, Alessio Colombi, collaudatore delle opere dello stadio. Gli fa eco Vincenzo Bellitti, difensore di un altro tecnico, il progettista, direttore dei lavori Lorenzo Travagli, che ribadisce «abbiamo già contestato le conclusioni di procura e consulenti sulla base dei rilievi tecnici che da due anni proponiamo inascoltati. Ora credo che una perizia sia fondamentale (un tecnico del giudice, ndr) per proseguire nell’iter giudiziario, prima di decidere se andare ad un processo o meno».

PERCHE' DISSEQUESTRO?

Dello stesso tono la voce di Paolo Loberti che con il professor Giulio Garuti difende il principale indagato, il titolare della Tassi Group capofila delle aziende che hanno realizzato i lavori: «Il consulente della procura ribadisce le stesse cose da due anni: nel suo modo di vedere, lo stadio ha dei problemi. Per noi assolutamente no. E allora ci chiediamo, perché è stato dato il dissequestro dalla procura se ci sono problemi che debbono essere ancora sanati oggi? ». E ancora, altra domanda insidiosa, a sintesi dei ragionamenti delle parti: se il collaudo dello stadio è stato falsificato – la tesi per cui l’accusa ha chiuso l’indagine -, l’opera non dovrebbe essere agibile, ospitare pubblico, difettando, appunto, del collaudo finale per il suo utilizzo, la “revisione” di cui sopra. E allora, questi sono i dubbi dell’indagine che dovrà essere chiarita al più presto davanti ad un giudice terzo, con la superperizia tecnica annunciata. Nel proprio futuro, dunque, la nuova Spal di Joe Tacopina dovrà pensare anche alla “revisione” giudiziaria, non solo a risalire in Serie A. –

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