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Ferrara, vittima di due tentati omicidi: per lei altra beffa dalla Giustizia

L’ex compagno liberato due anni prima, anche se dal carcere ordinò la sua morte. Dopo la richiesta di revoca, i giudici della Consulta hanno detto no: si cambi legge 

FERRARA. «Non mi sorprende la decisione della Consulta: penso che i giudici abbiano deciso in coerenza con ciò che dice la legge, e allora finchè non si cambierà la legge resterà tutto così»: Lucia Panigalli commenta la decisione della Corte Costituzionale che ha bocciato la richiesta di revocare la liberazione anticipata al suo ex compagno Mauro Fabbri che venne scarcerato, premiato con 570 giorni di sconto pena e liberato quasi 2 anni prima del previsto della condanna del primo tentato omicidio di Lucia Panigalli che risale ormai al 2010 (Fabbri venne condannato a 8 anni e mezzo).

SECONDO TENTATIVO


Il nodo di tutto deriva dal fatto che Fabbri in carcere, mentre scontava la pena del primo tentato omicidio, ordinò di ucciderla a due sicari (secondo tentativo) per non pagarle mezzo milione di danni. Il suo caso è diventato da anni il simbolo delle violenze brutali sulle donne, ma soprattutto dei tanti buchi neri delle leggi italiane in questa materia. E ora la decisione della Consulta conferma la anomalia del suo caso e soprattutto la necessità di «cambiare le storture che la mia vicenda ha messo in luce, non per me ma per altre donne» dice lapidaria la Panigalli. La vicenda di Mauro Fabbri era stata attivata dalla procura generale di Bologna che aveva chiesto che Fabbri ritornasse in carcere a scontare quei 570 giorni di carcere che gli erano stati scontati: perchè non li meritava, visto che vengono assegnati a chi ha un buon comportamento in carcere, mentre lui dallo stesso carcere stava organizzando l’omicidio della Panigalli. Il tribunale di sorveglianza di Bologna, che avrebbe dovuto decidere, aveva sollevato una questione di costituzionalità: Fabbri di fatto ne aveva il diritto, poichè per questioni tecnico-giuridiche la Giustizia italiana non poteva annullare di fatto quel premio concessogli come detenuto modello, anche se in questo ruolo aveva ordinato di uccidere l’ ex compagna: omicidio mai commesso perchè i suoi sicari - che Fabbri pagò - confessarono tutto ai magistrati e il piano saltò.

Poi, Fabbri processato per questo, venne assolto perchè non è prevista come reato (per legge) l’intenzione di commettere un delitto e anche questo è uno dei buchi neri delle norme italiane. Alla fine la Corte Costituzionale con il proprio verdetto ha sancito che sono state rispettate le norme, che non deve essere annullata la liberazione anticipato e, pur ravvisando la stortura, ammette che se si vuole intervenire si deve cambiare la legge.

LA POLITICA DEVE FARE

Dunque è la politica che dovrebbe, dovrà farlo. E nel caso della Panigalli sono tante altre le norme da rivedere, per cui lei stessa aveva sollecitato, con i propri legali, correzioni tecnico-giuridiche. L’ex compagno, pur libero, ora ha ancora la misura di sorveglianza: libero a metà con obblighi ferrei che scadono a fine luglio. E a breve i giudici dovranno decidere se prorogarli o meno, per la sicurezza della Panigalli.—

Daniele Predieri

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