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Procreazione assistita, il Centro più forte del Covid

La pandemia non ha interrotto l’attività del Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) dell’ospedale del Delta, struttura pubblica di terzo livello aperta da tre anni a Lagosanto. «Le difficoltà connesse all’emergenza sanitaria sono state contenute - spiega Andrea Gallinelli, ginecologo, responsabile del Centro - L’attività si è interrotta solo durante il vero e proprio lockdown, ma per il resto è proseguita in modo completo grazie alla disponibilità di spazi dedicati e separati». Ogni anno il Centro Pma, che è in grado di effettuare tutte le tecniche possibili nell’ambito della fisiopatologia della riproduzione, esegue 2.500 prestazioni. Nel corso del 2021 ne sono state erogate o prenotate 2.400, seguendo coppie provenienti non solo dal Ferrarese (73%), ma anche da fuori provincia (20%) e fuori regione (7%).

«La pandemia può aver generato qualche timore in più, ma non rinunce e defezioni - prosegue Gallinelli - Molti chiedono se possono fare il vaccino durante il percorso di procreazione assistita, domanda per la quale non ci sono risposte certe ma dati rassicuranti, però l’afflusso non è rallentato, è anzi aumentato, incoraggiato dai tempi di attesa ridotti: il primo tentativo avviene a cinque mesi dal primo contatto, mentre in altri centri si può arrivare fino a due anni».


Negli ultimi dieci-quindici anni, interviene Francesco Capodanno, embriologo e responsabile del laboratorio del Centro, si è assistito a un innalzamento dell’età media delle donne che ricorrono alla Pma, ma non è l’unico cambiamento che ha interessato l’utenza: «Vent’anni fa c’erano coppie che cercavano di avere un figlio, oggi le coppie cercano un figlio sano nel minor tempo possibile, così anche l’offerta deve adeguarsi con un laboratorio all’avanguardia». Quello del Delta è un Centro Pma di terzo livello, ovvero in grado di eseguire tecniche più complesse e invasive rispetto a quelle effettuate nelle strutture di primo (inseminazione intrauterina) e di secondo livello (fecondazione ovocita extracorporea con trasferimento dell’embrione nell’utero dopo cinque-sei giorni). A Lagosanto, prosegue Capodanno, «vengono effettuate le diagnosi pre-impianto e le biopsie testicolari. Le prime consentono di individuare l’embrione con maggiori possibilità di attecchire all’utero, le seconde di prelevare il seme quando non ci sono sufficienti spermatozoi nell’eiaculato».

Tecniche complesse e sofisticate che richiedono standard altissimi, come spiega Maria Luisa Cinti, embriologo, responsabile qualità del Centro: «Nostro compito tra gli altri è quello di prevenire gli errori e capire, quando qualcosa non va, cosa è successo».

Il 50 per cento dei percorsi di Pma si conclude con una gravidanza, per l’altra metà delle coppie questo traguardo non viene raggiunto: «La legge italiana consente sei tentativi, che sono tantissimi - conclude Gallinelli - È importante, anche con l’ausilio di psicologi, avere un momento con le coppie per fare il punto e decidere come procedere. Ma soprattutto, non far sentire la coppia abbandonata e renderla partecipe». —

A.M.

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